«Il Confine», un album sul disastro nucleare di Cernobyl

Il cielo di Pryp’Jat
Il Confine
Alka record label – 2017

Anticipato dal singolo omonimo, è uscito da poco il secondo album de «Il Confine» (qui il link alla recensione del primo): il nuovo lavoro della band di Brindisi è un viaggio attraverso la natura umana, la sua relazione con la terra che ci ospita, scavando nella memoria storica, proiettando speranza verso il futuro, suggellando le scelte del presente come principio di definizione del percorso di ogni singolo individuo. Il titolo dell’album è un omaggio a Pryp’jat, città fantasma situata a nord dell’Ucraina, abbandonata dopo il disastro di Cernobyl nel 1986. L’ondata radioattiva che investì la città portò il governo sovietico a mandare oltre mille autobus per far evacuare l’intera popolazione che non tornò mai più a casa.
«Il Confine» vanta Ercole Buccolieri (voce e chitarra), Fulvio Curto (batteria), Nicola Lezzi (basso), Mattia De Mitri (chitarra) e Annaclaudia Calabrese (voce e cori): la band, dopo l’uscita di «Ctrl+Alt+Canc», ha suonato in tutta la penisola, raccogliendo consensi e ispirazione per i nuovi brani. Il risultato di questo lavoro sono gli 11 brani che compongono «Il cielo di Pryp’Jat»: da Eccedere e cedereDuemilacentotre, da Vitrei dedaliIl concetto di Dose. L’uso dell’italiano ha permesso alla band di potersi esprimere e di dare molta importanza ai testi delle canzoni, oltreché agli arrangiamenti, rendendo «Il cielo di Pryp’Jat» un gran bell’album.

La Voce che Stecca

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