Silvio è risorto. Rileggiamo i suoi «Discorsi per la democrazia»

Silvio è risorto, alleluia. I sondaggi degli ultimi giorni lo mostrano nitidamente: il centrodestra, se Forza Italia si unisse a Fratelli d’Italia e Lega, raggiungerebbe il 33-36% dei consensi, superando sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito Democratico. Chi non muore si rivede, insomma: l’eventuale unione dei tre partiti (escluso Alfano) rimescolerebbe le carte in tavola anche se, con l’attuale legge elettorale, non si raggiungerebbe la maggioranza assoluta dei seggi.
Dopo l’ennesima rinascita di Berlusconi, vale la pena rileggere alcune parti dei suoi Discorsi per la democrazia, pubblicati da Mondadori nel 2001: un saggio, dedicato ai suoi figli, che ripercorre i primi 7 anni di vita politica dell’ex cavaliere (1994-2001) per guardare al futuro con ottimismo, ça va sans dire. «Per Silvio Berlusconi – si legge nella presentazione – la prima regola morale della democrazia è il rispetto della volontà degli elettori e il diritto dei cittadini dei cittadini di vedersi rappresentati fedelmente in Parlamento». Tante belle parole che stonano con la condanna in primo grado a tre anni (poi prescritta) per aver corrotto il senatore Sergio De Gregorio affinché passasse al Popolo della Libertà e mettesse in crisi il governo Prodi nel 2008.
Nell’Introduzione ai Discorsi per la democrazia Berlusconi spiega che dal 1994 al 2000 «c’è tutto il percorso di un periodo storico durante il quale i principi fondamentali della democrazia sono stati violati e piegati a interessi di parte, i diritti dei cittadini sono stati diminuiti e conculcati, la volontà degli elettori è stata dimenticata e tradita, il governo del Paese è stato consegnato a chi non aveva ricevuto nessuna legittimazione elettorale, e quindi nessuna legittimazione politica e morale». Qui l’ex cavaliere ignora che l’Italia è una repubblica parlamentare e che il governo non dipende direttamente dai voti degli elettori, ma nasce e viene tenuto in vita dalla fiducia che gli danno le camere. Quindi nessun governo (neppure i suoi) ha avuto una «legittimazione elettorale», mentre è stato lui – varando una legge incostituzionale come il porcellum – a creare tre parlamenti (2006-2008, 2008-2013, 2013-oggi) di nominati. La contraddizione è ancor più evidente poco più avanti: «La democrazia tornerà solo quando tornerà a valere la reale volontà del popolo, il voto liberamente espresso dagli elettori e fedelmente rispettato dagli eletti».
Sempre nella presentazione, viene spiegato che i discorsi al parlamento che vengono riportati «sono testimonianza della sua (di Berlusconi, ndr) coerenza e rappresentano incontestabilmente, per la semplicità del linguaggio e per la incalzante forza espressiva, uno degli esempi più alti e più nobili di oratoria parlamentare nella storia della nostra Repubblica». Ai lettori ogni commento ulteriore.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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