L’intervista: Barsotti e un amore che «resta» fra Italia ed Etiopia

Leandro Barsotti, caporedattore del Mattino di Padova, ci racconta L’amore resta (ed. Orto della Cultura), il suo primo romanzo, ambientato fra Milano e l’Etiopia con un unico grande protagonista: l’amore. Un’altra prova in cui si cimenta Barsotti: giornalista, compositore, cantante (due partecipazioni al Festival di Sanremo) e ora anche romanziere. 

Nella sua lunga carriera si è aggiunto il romanzo. È la risposta a un bisogno di comunicare anche in un altro stile?
Nel mio modo di scrivere canzoni da cantautore era sempre il testo la cosa principale più che la vocalità, ma questo è il primo romanzo che scrivo e ho voluto scriverlo perché a un certo punto della mia vita, dopo avere affrontato molto il tema dell’amore nelle mie canzoni, ho cominciato a riflettere sul fatto che per quanto una canzone possa affrontare il tema dell’amore si fa fatica a raccontare in che modo i sentimenti dentro di noi si sviluppano e in che modo l’amore trasforma il nostro cuore nel lungo periodo.
Quindi l’Amore Resta è il desiderio di condividere con chi mi legge e con chi viene ai miei incontri la consapevolezza del nostro cambiamento nell’amore.

Di questo romanzo si è detto che è una lunga canzone scritta in stile giornalistico basata sul tema dell’amore. Qual è il messaggio principale che vuole comunicare?
Il senso profondo e chiaro fin dal titolo dell’Amore Resta è che tutto quello che nel tuo percorso di vita hai dato e ricevuto in termini di amore non è un qualcosa che perdi, ma rimane sempre dentro di te. Per quanto tu ti possa sentire ferito in realtà tutta la nostra esperienza legata alle relazioni serve per crescere e per diventare persone migliori, e alle volte si migliora soprattutto facendo degli errori.
In genere in una relazione quando metti in gioco il tuo cuore realmente sei disposto ad una rivoluzione interiore perché l’amore ti propone sostanzialmente un cambiamento e questo produce un’evoluzione di te.

Il suo libro è sia un romanzo di formazione amorosa, sia un giallo che spiega come attraverso l’amore si possa cambiare. Come è vissuto l’amore nell’era dei social network?
Effettivamente i social hanno cambiato molte cose: per esempio il fatto che in questa «piazza virtuale» noi viviamo delle emozioni in tempi più ristretti. Adesso comunichi molto più velocemente, ma la velocità della comunicazione che abbiamo adesso è anche il consumo più veloce del sentimento: è come se ci fosse un’accelerazione delle emozioni e questo dà meno possibilità ai sentimenti di fermarsi e di sedimentarsi. Non so se sia un bene o un male: è una caratteristica della nostra società.
Per quello che riguarda la relazione in sé io ritengo che invece il social difficilmente riuscirà a sostituire il contatto umano, anzi, ho come l’impressione che più la società si socializza in maniera virtuale, più c’è bisogno di incontrarsi e di vedersi. La presenza fisica ancora ci dà delle emozioni, delle sensazioni di sentire la vita che nessun social ti può dare.

Il suo libro parla di un uomo che parte per ritrovare se stesso e si trova in balia di due amori contrapposti: il primo è un rapporto cerebrale, mentre il secondo è molto fisico.In amore si possono conciliare questi due aspetti o per forza di cose l’uno deve prevalere sull’altro?
Dipende, alle volte c’è un compromesso, alle volte prevale uno oppure l’altro: fanno tutti parte della stessa sfera. Noi in realtà troviamo tutte le sfumature di queste cose nella nostra vita e non è il comportamento che cambierà il tuo modo di percepire la tua relazione e di percepire te stesso, ma è il riconoscimento di un’anima che di fronte a te ha qualcosa che fa parte della tua vita e del tuo percorso di vita.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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