Rapporto Coop: meno sesso ma più alimenti di qualità

L’economia del Belpaese, dati alla mano, prova a rialzare la testa. Ma l’Italia, come al solito, aggancia il treno della ripresa per ultima in Europa, con un’andatura a scartamento ridotto e un paese segnato non solo nel portafoglio ma pure nell’identità dagli anni della crisi. Parola del Rapporto Coop per il 2017 che prova a fare come ogni anno e con la solita ampia messe di dati la foto-ritratto della penisola, partendo dal carrello della spesa.
Il risultato è chiaro: i consumi sono in ripresa non solo in volumi (+3% gli alimentari nella grande distribuzione nel primo semestre e il Pil è previsto in crescita dell’1,5%) ma pure nella qualità dei prodotti che acquistiamo. «Il 2017 è l’anno della fine del downgrading della spesa», certificano gli analisti delle Coop. Basta caccia agli sconti negli hard discount per tagliare lo scontrino finale perché «la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle il tempo delle rinunce alimentari e della corsa alle promozioni». Il 70% dei consumatori, dato che ci posiziona al primo posto in Europa, è pronto a pagare di più per comprare cose di maggior qualità e gli acquisti del paniere del lusso sono aumentati dell’8% nel primo semestre dell’anno.
I cibi cosiddetti «terapeutici» o superfood valgono ormai il 10% del carrello e crescono il doppio (+8%) dei prodotti tradizionali. Qualche esempio: calano le vendite del latte Uht (-4,6%) e crescono quelle del latte ad alta digeribilità (+146%). Mentre le uova di galline allevate a terra (+15%) rubano mercato a quelle di pennuti allevati in batteria (-8,2%) malgrado il prezzo unitario più alto.
Una rondine però non fa primavera. La recessione infatti ha cambiato per sempre le abitudini e le condizioni degli italiani, lasciando cicatrici che non sarà facile rimarginare. Il 28,7% delle famiglie è a rischio povertà (erano il 26% nel 2007) e la dinamica dei redditi è azzerata dalla bassa crescita dei salari e dalla ripresa dell’inflazione. Spendiamo ancora molto nella cura del corpo (10 miliardi l’anno) ci consideriamo il popolo più sano al mondo ma abbiamo tagliato i vizi e calmierato la passione. Sono in calo i fumatori – scesi in Italia dal 23,7% della popolazione nel 2012 al 19,8% attuale –, beviamo meno alcolici e amiamo di meno con un calo del 10% del desiderio sessuale e una riduzione del 6% delle vendite di profilattici. Resta invece intatta la passione per il gioco d’azzardo (siamo tra i 4 popoli che perdono di più al mondo dopo Usa, Cina e Giappone) ma ci sentiamo meno sicuri come certificano i dati sui consumi di antidepressivi (+18%) e quelli sulle armi, con 12 italiani su 100 che ormai ne hanno una in casa.

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