Il racconto: io, una sera, a Radio24 durante «La Zanzara»

Dal nostro inviato Roma
Il giorno dopo sarei partito per la Capitale, dove per varie ragioni sarei stato qualche giorno. L’idea mi è venuta la sera prima, lunedì scorso 11 settembre, e mando un messaggio a David Parenzo: «Posso assistere alla diretta della Zanzara domani sera?», la risposta è arrivata dopo mezzanotte «Sì, ok. Vieni dopo le 19:30». Così la sera successiva mi sono trovato in piazza Indipendenza negli studi di Radio24, seduto in cabina di regia, a guardare Parenzo che si destreggiava fra idioti e miserabili pronti a insultarlo e a minacciarlo.
La Zanzara, in onda dalle 18:30 alle 20:50 (con in mezzo il radiogiornale) dal lunedì al venerdì sulla radio di Confindustria, è la geniale trovata di Giuseppe Cruciani, un programma atipico, in cui gli ascoltatori che intervengono non hanno quasi alcun tipo di freno. E qual è il ruolo di David? Il punching-ballça va sans dire: la persona preparata e razionale che ogni giorno sfida una masnada di bifolchi cercando di diffondere il sacro verbo del buon senso.
Ma Parenzo, e chi scrive lo ha visto con i propri occhi, molto spesso nasconde abilmente la propria bravura radiofonica: a chi gli dice che è «ricchione come Macron», lui consiglia di stare attento ai tradimenti della moglie; di frequente si lancia in imitazioni degne di questo nome (da ascoltare il suo cavallo di battaglia Mario Capanna) quando non si trasforma nella sua colf filippina, che avrebbe incaricato di intervenire ogni volta in cui si parla di sesso. E alla Zanzara succede spesso.
A Cruciani che cerca di continuo di far dire ai «telefonisti» ciò che pensano ma non hanno il coraggio di dire, Parenzo si contrappone impersonando l’uomo calmo, educato e dotato di buon senso. Però ogni tanto le idiozie e gli insulti superano la sua soglia di sopportazione, e il buon David deve abbassarsi al livello lessicale degli interlocutori, che generalmente è davvero molto basso.
Trovarsi in cabina di regia durante la Zanzara significa vedere ciò che vedono i due speaker, ossia la lista delle telefonate in attesa, con relativi argomenti di discussione, significa poter osservare Parenzo oltre a ciò che può essere ascoltato in radio. Il risultato è un’occasione per scrutare un professionista al lavoro, e questa è stata davvero un’esperienza. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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