In «Fantasia» Disney l’anello evolutivo fra rettili e uccelli

Da quando è diventato di uso comune il termine «easter egg» siamo diventati molto più attenti a osservare le inquadrature presenti nei nostri film o nelle nostre serie tv predilette, nella speranza di trovare qualche simbolo che ci era sfuggito. Solitamente si tratta di particolari camuffati nello sfondo di una scena che rimandano ad altri film, per ricordarci che ogni storia ne ha in sé molte altre, volendola vedere da un punto di vista poetico.
Ma diventiamo talmente paranoici a cercare dettagli da farci sfuggire l’evidenza: un esempio è il vecchio Fantasia, film a cartoni del 1940, basato su brani classici che acquistano vita in sequenze animate che rispecchiano il loro spirito. Ma tra ippopotami in tutù e unicorni, sorvoliamo sempre sul primo di questi: la Sagra della Primavera. L’animazione del brano ricostruisce il Giurassico, fino all’estinzione dei Dinosauri. Non molto accurata per molti versi, ma proprio all’inizio, quando entrano in scena i primi dinosauri, vediamo passare in volo uno strano animale, con ali e coda coperte… di piume, chiaramente visibili mentre passa rapidamente sopra la scena.
Che cosa dovrebbe farci un uccello in mezzo ai rettili? La risposta è che non lo è ancora, un uccello, nonostante quel piumaggio. Walt Disney ci presenta in quel momento Archaeopteryx, scoperto come fossile nel 1861 e considerato per molto tempo l’anello di congiunzione fra rettili e uccelli. Fondamentalmente, si trattava di una lucertola che presentava penne sulla coda e sulle zampe, e ancora provvista di denti. Quello che forse Disney ha sbagliato nella ricostruzione è averlo mostrato mentre svolazza; su Archeaopteryx esistono infatti due ipotesi opposte fra loro. La prima lo vuole arrampicatore (presenta artigli a uncino al margine dell’ala): dai rami più alti poteva «planare» come con un parapendio, verso il basso. La seconda è più attinente all’immagine dei dinosauri: da corridore sarebbe passato a fare balzi, sempre più lunghi, aiutandosi sbattendo le ali; nel corso di qualche centinaio d’anni i suoi discendenti sarebbero riusciti a «decollare» in questo modo.

La Voce che Stecca

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