Il Nobel a chi scoprì le onde gravitazionali

Il 3 ottobre la scienza ha ricevuto un grande riconoscimento per una delle più grandi scoperte che ha rivoluzionato la nostra storia e che sicuramente rivoluzionerà il nostro futuro. I tre scienziati americani Kip Thorne, Rainer Weiss e Barry Barish hanno vinto il premio Nobel per aver scoperto le onde gravitazionali.
Il premio può essere assegnato ai singoli ricercatori, quindi purtroppo sono stati esclusi dall’onorificenza i quasi 1500 scienziati, dei quali ben 200 di provenienza italiana, i quali hanno contribuito a portare a termine la ricerca. Tuttavia, nella sede dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) a Roma, la notizia ha rallegrato gli animi tanto che il direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo Federico Ferrini ha dichiarato che «questa volta è stata premiata la globalità della scienza».
La maggior parte magari si chiederà come mai è stato conferito il Nobel a questi scienziati e proprio per questa scoperta. In effetti, il tema delle onde gravitazionali non è del tutto nuovo e su questo blog abbiamo già trattato l’argomento in occasione della scoperta degli scienziati americani.
Il primo a prevederle fu Einstein grazie alla Teoria della Relatività da lui forgiata e un altro Nobel fu assegnato ai due scienziati Russel A.Hulse e Joseph H. Taylor, i quali scoprirono che vi erano due stelle che ruotando l’una attorno all’altra perdevano energia proprio a causa delle onde gravitazionali.
Tuttavia, la grandezza di questa scoperta sta nel fatto che gli interferometri laser che sono stati costruiti dagli scienziati permettono sia di intercettare le onde gravitazionali sia di leggere tutte le preziose informazioni che queste trasportano, riuscendo per la prima volta ad ascoltare e codificare le vibrazioni prodotte dall’universo. La prima osservazione è stata fatta dall’antenna americana Ligo, mentre l’altra è stata rilevata dall’antenna italiana dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Càscina Virgo. Questo, da ora in poi, permetterà agli scienziati di approfondire e decriptare quei fenomeni che fino ad oggi sembravano inarrivabili, come ad esempio la fusione di buchi neri o lo scontro tra stelle.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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