Rosatellum, un colpo di mano sottoforma di legge elettorale

Da piccoli, quando si giocava, non di rado capitava di imbattersi in quel bambino piuttosto egoista e capriccioso che intendeva imporre le sue regole a tutti senza accettare la possibilità di negoziazione da parte degli altri partecipanti. Spesso, riuscire a pattuire modalità di gioco che andassero a genio a tutti risultava impossibile, soprattutto perché sovente il bambino autoritario era anche quello che aveva portato il pallone, la bambola o le carte e faceva leva su questo per poter fare come meglio preferiva, pena l’andarsene a casa portandosi con sé l’oggetto senza il quale non si poteva giocare.
Nonostante l’età infantile, almeno dal punto di vista anagrafico, se la siano lasciata alle spalle da un pezzo, i componenti del Governo si comportano spesso come dei bambinetti. Infatti, possiamo così spiegare in maniera spicciola la questione di fiducia: se tu non voti questa legge così come piace a me, ce ne torniamo tutti a casa e il gioco delle poltrone, particolarmente allettante, termina qui.
Se questo atteggiamento da parte dell’esecutivo risulta già intollerabile di consueto poiché rappresenta un abuso di una procedura di necessità e urgenza, ancora più ripugnante e contraria ai principi democratici si manifesta se applicata durante l’iter di approvazione della legge elettorale. Infatti, il governo, nella persona di Anna Finocchiaro, nella giornata di martedì 10 ottobre, ha imposto con questa modalità alla Camera dei Deputati il testo che si confà ai suoi interessi, impedendo la presentazione di emendamenti che avrebbero potuto modificarlo.
Quanto si sta consumando in questi giorni è allarmante per più di un motivo. In primis, pur non essendo espressamente vietato il metodo sopra esplicato per sommi capi, l’articolo 72 parla chiaro: «La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materiacostituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi». Dunque, si evince facilmente che non si è agito così come previsto dalla nostra Carta fondamentale.
Tuttavia, anche il contenuto del Rosatellum è fortemente discutibile.
Forse l’elemento che più deve preoccupare è che questa legge incentiva e strizza l’occhio alle grandi coalizioni, mentre penalizza chi sceglie di non scendere al compromesso a ribasso delle alleanze. Facile intuire qual è l’unica forza politica che corre sempre da sola.
Le coalizioni potranno includere le liste dai programmi più diversi tra loro e ogni lista potrà presentare un proprio capo politico, anche se pregiudicato. Per concorrere alla ripartizione dei seggi, la lista senza alleati deve raggiungere la soglia di sbarramento del 3%, mentre la coalizione quella del 10%, a patto che al suo interno vi sia almeno una lista che abbia raggiunto il 3%. In più, i voti dei partiti interni che si attesteranno tra l’1 e il 3% saranno spartiti tra quelli della coalizione che hanno raggiunto la fatidica soglia: del maiale non si butta via niente.
Se vi state interrogando sulle preferenze, mi spiace deludervi, ma non ci sono concesse nemmeno questa volta.

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