Ripartire dalla cura degli oggetti per amare l’intera natura

Nel corso del tempo, in questa nostra società occidentale, é occorso un distacco (nominale, ma non reale) tra il genere umano e il resto del mondo. Sebbene non siamo altro che combinazioni leggermente diverse di atomi, ci pare oggi impensabile l’essere paragonati in ambito di dignità alla sfera degli oggetti inanimati (o persino di altri animali.
Entrare a contatto con culture sviluppatesi diversamente, dove questo concetto é stato interpretato in altre maniere, ci aiuta a dare una nuova prospettiva sulle nostre credenze più ferme.Nelle filosofie orientali, lo Scintoismo specialmente, non esiste differenza sostanziale fra il genere umano e il resto della natura. Da questa non-distinzione scaturisce un rispetto per gli oggetti inanimati difficile da comprendere per noi, nati e cresciuti in culture occidentali. In Giappone, per esempio, esiste l’arte del kintsugi, che consiste nel riparare oggetti rotti, scodelle o vasi con metalli preziosi quali oro e argento. Questa tecnica non solo restituisce vita agli oggetti rotti, ma ne aumenta valore e bellezza.
Per contrasto, in Occidente, negli ultimi anni, siamo sempre più incoraggiati a liquidare all’istante oggetti di cui non possiamo fare più uso. Da questa abitudine, nascono sia il concetto di consumismo che lo stigma sulla malattia mentale, una necessità di liquidare l’imperfetto, negandone l’esistenza o l’utilità al momento del trauma.
Non c’è da sorprendersi, quindi, se «trattare persone come oggetti» sia diventato sinonimo di denigrare. Non esiste rispetto da parte dell’uomo occidentale nei riguardi degli strumenti di cui lui stesso ha bisogno, non riusciamo ad attribuire alcun valore alle cose.
Ammettendo questa fallace supremazia dell’uomo sul resto del mondo si apre la strada agli infiniti livelli di denigrazione, declinati in ogni aspetto della nostra esistenza. Siamo insomma incoraggiati all’uso al posto dell’interdipendenza su tutti i livelli sociali, psicologici, fisici ed emotivi. A livello sociale stiamo alimentando una denigrazione di uomini, donne, animali, piante e oggetti evidente e indiscutibile. I prodotti che comperiamo sono destinati ad una vita brevissima, usa e getta; migliaia di animali sono imprigionati e torturati per consumazione umana; le donne sono sminuite dal momento in cui perdono le proprie qualità estetiche e rese oggetto di mire predatorie aggressive inconcepibili. Ognuno di noi, infine, corre il rischio di sentirsi inutile nel momento in cui ha bisogno di aiuto da altri e non crede di poter offrire nulla in cambio, come nel caso di un trauma emotivo o malattia mentale.
Per rientrare in contatto con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda possiamo ricominciare dalle basi: rivalutiamo gli oggetti. Ogni capo di vestiario, ogni ingranaggio, libro, sedia o microchip, ogni ninnolo, tazza, tasto o pennello. Ogni singolo oggetto che ci circonda ha una storia personale tanto quanto ognuno di noi e il fatto che ne entriamo a contatto conferma una connessione fra la nostra storia e loro. Cerchiamo di portare rispetto al mondo che ci circonda, poiché non ne siamo separati affatto e ogni offesa a esso é in realtà una automutilazione.
Ricominciamo dagli oggetti, riscopriamone il valore. Ogni tanto, ricordiamoci di apprezzare quanto una caraffa ci aiuti a creare del tè, ringraziamo le scale per permetterci di arrivare ad altezze altrimenti irraggiungibili, scopriamoci ad annusare le pagine del nostro libro preferito. In quanti modi infiniti questi oggetti si prendono cura di noi!
Ricordiamoci che amare qualcosa significa essere pronti a prendercene cura e che nulla e nessuno é davvero rotto o privo di valore.

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