Sicilia al voto: i numeri e la storia politica di una regione travagliata

Domani, 5 Novembre, si vota in Sicilia. La Sicilia è una Regione abitata da 5.041.447 cittadini. Di conseguenza, è la quarta regione in Italia per il maggior numero di cittadini all’interno del proprio territorio. Sono nove le province che ne fanno parte, ma per quanto riguarda la qualità della vita, in una classifica tra le centodieci province italiane, si trovano tra la 82° e la 100°. Si tratta inoltre di una regione a Statuto speciale, il che significa che le leggi statali che riguardano i beni Culturali, l’agricoltura, la pesca, gli enti locali, l’ambiente, il turismo, la polizia forestale, non entrano in vigore poiché sono sue materie di competenza.
La Sicilia è l’unica regione dove sotto a «Qualità della vita», su Wikipedia, è presente la parola «Mafia». Dovrebbe far riflettere. Proviamo, quindi, a capirne di più.
I più forti rapporti tra politica e mafia in Sicilia cominciano negli anni ’50, quando viene eletto sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato successivamente, nel 1992, anche grazie a Giovanni Falcone, per associazione mafiosa, corruzione, peculato, interesse in atti d’ufficio, falsità in bilancio, frode, truffa aggravata. Nel 1962 e nel 1978 ci furono rispettivamente la prima e la seconda guerra di mafia, con oltre mille morti. Infine ci furono le grandi stragi del 1992 e del 1993, dove morirono magistrati, agenti di polizia e civili.
Per quanto riguarda, invece, gli ex presidenti dell’ARS, possiamo notare che furono ben sette a non avere la fedina penale pulita. Cominciamo dagli ultimi: Cuffaro, favoreggiamento a Cosa Nostra; Lombardo, voto di scambio; Rino Nicolosi, tangentopoli; Vincenzo Cavallo, appartenente alla P2; altri tre condannati per utilizzo di fondi riservati. Ne ricordiamo un altro, in particolare, che ha avuto un destino diverso da tutti gli altri ex presidenti. Il suo nome è Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Presidente alla Repubblica. Venne ucciso da Cosa Nostra in seguito a un duro discorso contro la stessa che fece pochi giorni dopo la morte di Peppino Impastato.
Per ora la Sicilia ha avuto trentacinque presidenti in sedici legislature, con un massimo di quattro presidenti per legislatura, per ben due volte.
Quest’anno per la prima poltrona a capo della giunta si presentano cinque candidati: Micari, Musumeci, Cancelleri, Fava, La Rosa. Si contano almeno dodici impresentabili, cioè candidati consiglieri indagati (otto), condannati (tre) o arrestati (uno) all’interno delle liste che sostengono i candidati alla presidenza. La Commissione Antimafia, a riguardo, non riesce a esprimersi prima del voto, dichiarando: “Impresentabili? Tempi stretti. Nomi dopo il voto”. Verrebbe da chiederci cosa ci sta a fare questo organo se poi, in effetti, controlla solo quando i giochi sono già stati conclusi.
La Regione siciliana, perciò, è stata e rimane un taboo all’italiana, dove nessuno sa cosa succede, eppure succede. Questo dovrebbero capire i candidati, cioè far conoscere ai loro cittadini e anche a chiunque altro ciò che accade nella loro terra, non aspettando che lo faccia un qualsiasivoglia giornale.
Sappiamo che questa terra ha il coraggio di rialzarsi, ma non quando ha intenzione di farlo.

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