La Lega (Nord) e il tentativo di rifarsi una verginità politica

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a delle avances verso il Movimento 5 stelle da parte di molti esponenti della Lega Nord, a partire dal livello nazionale con Salvini fino a proposte di alleanze locali, dalle regioni ai comuni. Proposte, queste, respinte prontamente al mittente da Di Maio e Grillo, senza mezzi termini, nonostante le storie romanzate dei giornali.
Veniamo al dunque, ossia al perché gli esponenti leghisti si sono esposti in questo modo: per capirlo bisogna partire da lontano. La Lega Nord è nata su base regionale, al nord, come richiama il nome, e non ha mai avuto vita facile. Per contare qualcosa nel panorama politico italiano il leader di allora, Bossi, ha dovuto fare da stampella a Berlusconi per parecchi anni, con risultati di governo a dir poco disastrosi. Poi, gli scandali su lauree comprate all’estero e fondi pubblici spariti sembravano aver affossato definitivamente il partito, che intorno al 2011 ha toccato il punto di più bassa popolarità.
Con il totale rimpasto della classe dirigente, nel 2012, è iniziata la rinascita. Per avere un maggior peso politico a livello nazionale, il nuovo corso ha deciso di abbandonare parzialmente le fondamenta indipendentiste, di rinnegare Berlusconi dato per politicamente morto e ha cercato di raccogliere consensi anche al centro e al sud con la lista Noi con Salvini.
In vista delle elezioni politiche 2018, però, tornano i vecchi spettri: gli abitanti del sud non sembrano essersi fatti troppo abbindolare dal voltafaccia di Salvini, che in occasioni pubbliche passate ha compiuto uscite verbali veramente becere nei confronti del meridione. Così, visti i disastri della sinistra e il ritorno in auge di Berlusconi, i vertici hanno deciso di tornarci allegramente insieme, in primis con l’accordo per la legge elettorale (che ha coinvolto anche il PD).
Questa è la mossa che probabilmente gli si ritorcerà contro: l’elettorato della Lega Nord ricorda bene le ultime elezioni, in cui Berlusconi l’ha abbandonato per governare, a detta sua per senso di responsabilità,  insieme a Renzi. Con la legge elettorale appena approvata è molto probabile che si riproponga lo stesso scenario e, inoltre, è risaputo che gli elettori leghisti, piuttosto di allearsi con Renzi, preferirebbero il Movimento Cinque Stelle.
Da qui le ultime due mosse che hanno fatto discutere. La prima è stata quella di proporre la rimozione della parola « Nord» dal simbolo, lasciando «Lega» e sperando di confondere gli elettori del sud che si ritrovano nelle proposte attuali del partito, cercando di far dimenticare gli screzi passati. La seconda, a stretto giro dalla prima, è stata quella di proporre alleanze al Movimento, dopo aver ricevuto l’appoggio per il referendum sulle autonomie di Veneto e Lombardia, per rifarsi una verginità politica dopo una storia passata a condividere le poltrone con i pluricondannati di destra. Naturalmente il Movimento, il cui cuore pulsante dell’attivismo è situato nelle regioni del Sud, ha risposto picche.
L’impressione è che la storia della Lega Nord sia ancora molto legata all’esistenza di Forza Italia e che la campagna elettorale, ma anche i risultati delle elezioni, non saranno immuni da altri colpi di scena.

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