Incontro con No Vax: «Se parlo di indagini su vaccini mi censurano»

Vengono sempre dipinti come riproduttori seriali e insensati di un monosillabo che trasmette contrarietà e avversione e niente di più. In effetti, questa è l’immagine dei No Vax, rafforzata dalle rappresentazioni dei media, che appartiene alla maggior parte di noi. Capita, poi, un giorno, di imbattersi in uno di loro, in una mamma, per la precisione, e che tutti i preconcetti quali la loro ignoranza e la loro incoscienza vadano a sgretolarsi bersagliati dalla fame di conoscenza e verità, nonché dall’amore per la scienza di questa donna. Sfatiamo subito la leggenda che descrive gli aderenti a questo movimento come profondi antivaccinisti: Donatella, questo il suo nome, ha sottoposto i suoi tre figli, ormai ragazzi, ai vaccini e, contrariamente al pensiero dominante a riguardo, non si scaglia per eliminarli dalla faccia della Terra, ma per la consapevolezza e l’informazione sul tema, elementi determinanti per elaborare una libera scelta. Una libera scelta che ai genitori italiani- com’è noto- è stata del tutto negata con l’imposizione dei dieci vaccini senza i quali non si può accedere al ciclo scolastico: «L’obbligo è il fallimento della comunicazione tra Stato e cittadini», commenta amareggiata l’intervistata.
Insieme a lei, migliaia di altri papà e mamme (erano circa 5­0mila in piazza a Pesaro la scorsa estate) si sono attivati, iniziando ad approcciarsi a pubblicazioni scientifiche, anche con l’ausilio di medici e ricercatori: «Nessuno racconta che ci sono anche scienziati dalla nostra parte». Tra loro figurano il Dottor Stefano Montanari e la Dottoressa Gatti, i quali sostengono di aver rinvenuto alluminio, mercurio e cobalto all’interno delle dosi di vaccino e di non aver ricevuto alcuna spiegazione in merito da parte delle case produttrici a cui hanno presentato i preoccupanti risultati delle analisi da loro effettuate.
Di vaccini si parla come metodi sicuri che non bisogna minimamente temere, perché è questo che, in primis, la ministra della Sanità vuole indurci a credere, nascondendo- dichiara questa mamma- i dati dell’Aifa, l’Agenzia italiana del Farmaco. Questi riportano ben 21454 reazioni avverse ai vaccini, ma pochi ne sono al corrente. Per questa che viene ritenuta una gravissima omissione, il Codacons ha denunciato Beatrice Lorenzin.
Se già il fatto appena esposto può lasciar basiti, ve ne riportiamo uno ancor più agghiacciante; mentre incominciava la nuova campagna vaccinale antinfluenzale che vede proprio la Lorenzin come prima testimonial, la Procura di Roma, il 9 novembre, ha avviato un’indagine sui danni collaterali da vaccino. È da segnalare, tuttavia, l’archiviazione dell’inchiesta svolta a Trani, dove non è stata rilevata correlazione tra vaccini e autismo. Dobbiamo, ciononostante, riportare un elemento che deve indurre a riflettere: i colossi dell’informazione hanno sostanzialmente oscurato i lati anomali di questo tema. Donatella, infatti, ci svela che quasi nessuna testata ha pubblicato il comunicato diramato dall’avvocato che si occupa di una di queste controversie e che è stata censurata parte di un’intervista da lei stessa rilasciata a una giornalista di Mediaset in cui faceva presente delle indagini recentemente intraprese.
Lei e gli altri sostenitori della libera scelta si dicono pronti a rivolgersi anche a tribunali a livello europeo come la Corte dei Diritti Umani, poiché convinti che ogni genitore debba essere messo di fronte a dati veritieri per poi decidere se e a quali cure preventive destinare i suoi bambini. Questi coraggiosi signori esigono risposte dalla legge, ma le pretendono anche dalla comunità scientifica: su arresti cardiaci avvenuti in bebè a seguito del vaccino contro la poliomielite, casi di cancro in ragazzine a cui poco prima era stato somministrato quello contro il papilloma virus, bimbi che immediatamente dopo la vaccinazione manifestano i primi segni di autismo ( 1 bambino su 85 ne è affetto) non sono ancora state date delle spiegazioni.

2 pensieri riguardo “Incontro con No Vax: «Se parlo di indagini su vaccini mi censurano»

  • novembre 30, 2017 in 11:17 pm
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    Per la precisione a Pesaro eravamo tra i 40.000 e i 60.000 ed eravamo in un parco e non in piazza.
    L’articolo non è comunque un gran che

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    • dicembre 1, 2017 in 1:14 am
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      “Andare/scendere in piazza” è un modo di dire.
      Comunque prima di emettere un giudizio approssimativo, la invito a espormi il motivo di questo “non è un gran che”.

      Risposta

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