La commissione d’inchiesta sulle banche ha problemi d’imparzialità

I primi risultati sull’inchiesta sulle banche sono emersi di recente, portando con sé sia luci che ombre. Ancora oggi ci si chiede se verrà fatta una vera indagine trasparente ed esauriente.
La commissione d’inchiesta sui crack bancari è presieduta da Pier Ferdinando Casini ed è formata da quaranta componenti, che con preparazione, competenza ed estrema imparzialità dovrebbero analizzare la condotta tenuta in questi anni dagli istituti bancari italiani, cercando di carpire quali siano i fattori che hanno portato al fallimento di alcuni di questi, e soprattutto cercando di capire quali e quante siano le irregolarità che queste banche hanno perpetrato negli anni nei confronti dei correntisti.
Tra le prime perplessità vi è la decisione di aver dato inizio ai lavori solamente sei mesi dopo la fine della legislatura, lasciando l’inchiesta preda del vortice della campagna elettorale, rischiando così di vanificare il lavoro fatto in favore dei litigi pre-elettorali tra partiti.
La commissione può certamente vantare un lavoro approfondito sulle responsabilità di chi era in dovere di vigilare, ovvero quelle imputabili a Consob e Banca d’Italia, tuttavia sembra ancora rimasta intatta la questione più scottante: la responsabilità della politica.
Non vi è dubbio che i controlli siano fortemente mancati, soprattutto da parte di Bankitalia, la quale non ha saputo rendersi conto degli affari loschi che imperversavano nel silenzio sotto una facciata formata interamente da rose e fiori.
Tuttavia, a quanto sembra, gli istituti hanno proceduto senza raziocinio lasciando spazio ai favoritismi, che cause di forza maggiore con il tempo hanno lasciato spazio alla spietatezza dell’economia finanziaria.
Ciò che è emerso è che le disgrazie di Monte dei Paschi e di Carige sono anche dovute alle relative fondazioni che hanno sostenuto relative banche e che assieme ai governi degli ultimi quindici anni non sono state in grado di vigilare, senza voler fermare gli istituti bancari in questione e tentando continuamente dei salvataggi in extremis che non hanno portato a nulla se non ad un inevitabile crollo.
Una tra le perplessità più evidenti è data dal fatto che alcuni dei collaboratori della commissione, anche se non direttamente colpevoli, sono stati presenti negli anni in alcuni istituti  e hanno potuto osservare da vicino le vicende che li riguardavano.
Sicuramente la crisi economica generale ha influito moltiplicando le perdite degli istituti, ma ciò non vuol dire che basti questa motivazione per assolvere tutti.
Una delle colpe più grandi è stata la gestione spericolata e irragionevole che i dirigenti hanno avuto negli anni, grazie anche al sistema di voto che attribuisce un voto per ogni socio, a prescindere dalla quota di azioni possedute da ogni membro, e grazie senza dubbio al sostegno incondizionato della politica locale.
Infatti la volontà della politica di non cambiare il sistema di votazione dei soci, o di creare il sistema delle banche cooperative sembra non aver giovato agli istituti.
Inoltre, a nulla sembrano essere serviti gli avvisi indirizzati nell’aprile del 2014 a Veneto Banca da parte di Bankitalia e difficile sembra essere stata la riforma che ha imposto a tutti gli istituti cooperativi nel gennaio del 2015 di trasformarsi in società per azioni.
Le ultime notizie riportano che Casini passerà alla Procura di Roma il verbale delle audizioni e alcuni documenti presentati da Banca d’Italia e da Consob su ciò che è successo alle banche venete che dovrebbero attestare la procedura di vigilanza applicata dai due enti.
Tra le varie questioni irrisolte vi è soprattutto la relazione che intercorreva tra la famiglia Boschi e Banca Etruria, di cui ancora non si capisce né l’entità né la legittimità.
Il problema principale di questa inchiesta  sembra essere  la sua imparzialità: la commissione sembra essere tra l’incudine e il martello di una continua lotta tra il voler non dire tutto ciò che c’è da dire, e lo strumentalizzare i risultati ottenuti a favore dell’uno o dell’altro partito in vista delle elezioni.

Luisa Bizzotto

Studio all’Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali.
Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares