Torna l’incubo fascista: debelliamolo leggendo un diario di guerra

Pare essere tornato l’incubo nero, tra piazzate ridicole all’interno di mura private di associazioni benefiche, cori allo stadio, simboli nefasti che scorgiamo su pareti di edifici, aggressioni in pieno stile squadrista e partiti nostalgici che conquistano un’angosciante (e angosciata) fetta di elettorato in più di una città. Forse, i rigurgiti fascisti non si sono mai veramente placati dalla caduta del Regime a oggi, forse si sta dando loro troppo risalto mediatico solo in questo periodo, mentre chi veramente tiene il coltello in mano e lo rigira nelle piaghe italiane non viene additato. Fatto sta che i fascistelli, tanti o pochi che siano, in ascesa o in stabile, poco rilevante posizione, esistono eccome e, per una Repubblica generatasi dalle macerie totalitarie, questa è una sgradevole nota stonata e stridula, di quelle che attraversano tutto il corpo e ti segnano.
Ora, si pongono dinanzi a noi due strade per affrontare la questione; la prima, quella che Emanuele Fiano del Partito Democratico imboccherebbe fiero con la frenesia di un velocista da record, è quella del divieto, del reato: i risultati potrebbero apparire immediati, ma gli effetti collaterali è possibile si rivelerebbero altamente deleteri, con l’orgoglio fascista irrobustito e fremente. L’altro percorso in opzione è rappresentato dalla cultura, la storia, il ricordo, dal toccare pancia e cervello di ognuno di noi sbattendoci in faccia ciò che la dittatura è stata per i nostri connazionali vissuti nel Ventennio, spazzando via, con lenta pazienza, pagina dopo pagina, fotogramma dopo fotogramma, follie di restaurazione.
Francesco Pivetta, diciottenne di Casale Monferrato (At) ha preferito la seconda alternativa. Questo ragazzo ha rinvenuto il diario di guerra di Giuseppe Pivetta, suo famigliare, soldato  italiano deportato in seguito all’8 settembre 1943 e internato nel campo di prigionia nazista di Neuengamme, località sita nei pressi di Amburgo. Giuseppe, tra crudeltà indicibili, visse lì prigioniero fino al 1945. Le sue vicende dolorose, ma anche dense di speranza dettata dall’essere sopravvissuto, sono narrate nel libro «Il Tuo Riflesso» che il giovane Francesco ha deciso di creare partendo da quel prezioso documento ritrovato. La parte più toccante è caratterizzata da  un intenso dialogo, corredato da vincenti metafore, tra il protagonista e il suo piccolo nipote Andrea, nel quale Giuseppe narra le atrocità del conflitto e del lager nel quale era stato lungamente rinchiuso.
Questa pubblicazione si prefigge proprio l’obiettivo di sensibilizzare coloro che, per fortuna, non hanno vissuto sulla loro pelle la privazione della libertà, il terrore e la morte che Fascismo e Nazismo hanno disseminato in nome di ideologie prive di razionalità e crediamo possa dare un contributo al tortuoso processo di debellamento dell’apologia attraverso la conoscenza.
Se vorrete saperne di più, potrete prossimamente incontrare l’autore, tra le varie date,  il 16 dicembre alle 15.30 alla libreria Mondadori di Alessandria e lo stesso giorno, alle 21, presso il Teatro Civico di Terruggia.

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