«Renzi ha fatto anche cose buone» non regge più

Le elezioni del prossimo marzo stanno diventando un incubo per Renzi. Eppure i motivi sono a lui conosciuti, da attribuire equamente alla maggioranza parlamentare di questi ultimi cinque anni e al suo Governo. Sembra che faccia finta di non volerli vedere.
Quando il tuo partito va in maggioranza, dopo circa vent’anni di opposizione in cui ha protestato su ogni singola cosa, si presume che provi realmente a cambiare le cose, magari portando semplicemente le stesse proposte che aveva presentato da minoranza nella legislatura precedente. Invece no. Parliamo ad esempio dell’abolizione dei vitalizi, uno dei cavalli di battaglia di Renzi quando si è candidato alle primarie di partito nel 2013: l’abolizione è stata presentata da Richetti e osteggiata dal suo stesso partito, fino a naufragare al Senato.
Altro tema in cui fanno scaricabarile è lo Ius Soli, dando la colpa alle opposizioni quando anche molti esponenti PD  erano assenti dall’aula; citando la Lanzillotta «Non avevo capito che si dovesse votare, e comunque serve una discussione più approfondita».
Per le banche abbiamo visto poi il conflitto d’interesse della Boschi, anche in questo caso cinque anni a quanto pare non sono bastati a fare una legge seria. Dopo vent’anni passati a parlare male di Berlusconi e dei suoi conflitti con i canali televisivi, e avendo la possibilità di farlo, non ci hanno praticamente neanche provato. Con tutte le fiducie messe, era d’obbligo almeno provarci. Lo stesso si può dire per una seria legge anticorruzione.
Il mantra «Renzi ha fatto anche cose buone», come gli 80 euro, unioni civili e biotestamento non regge più: è vero che ha dato dei diritti ad alcune categorie che non ne avevano, ma ne ha tolti altri a tutti. L’abolizione dell’articolo 18 e il Jobs Act hanno fatto danni al pari delle liberalizzazioni di Monti, e far finta di non capirlo, anzi addirittura rivendicare la riforma del lavoro, dimostra un certo masochismo.
Al punto che un po’ tutti stanno abbandonando la barca della coalizione con il PD. Gli unici rimasti sono i radicali, insieme alla lista della Bonino, con lo slogan «+Europa». Magi, dei radicali, ha dichiarato che loro sono gli unici a dire che l’Europa (per non dire la Germania) ha ragione a darci lezioni sui conti e a imporci certe manovre economiche, come il Fiscal Compact; argomenti per cui Renzi ha sempre chiesto invece di allentare un po’ la presa. Praticamente, in coalizion,e ci sono al momento due liste e in alcuni punti, quelli più importanti, sono in contraddizione tra loro, giusto per perdere quel poco di credibilità rimasta dopo la mancata promessa di lasciare la politica in caso di vittoria del no al referendum costituzionale.
Riassumendo il tutto, si può dire che il PD non vedeva l’ora di approvare la legge sul biotestamento per applicarla a sé stesso, confermando quanto emerso negli ultimo anni: il peggior nemico della sinistra è la sinistra stessa.

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