Gli animali che scambiamo per unicorni e sirene

Ogni fantasia o sogno che compare nella nostra mente può sembrarci unico e spesso non riusciamo a trovare l’origine delle figure o dei personaggi che siamo convinti di aver creato. Tuttavia ogni idea in apparenza partorita dal nulla, in sé non ha nulla di originale: non possiamo andare aldilà di ciò che i nostri sensi percepiscono. Le creature mitologiche sono un pastiche di arti e parti del corpo di animali realmente esistenti, che possiamo combinare assieme in mille modi, ma senza creare dettagli che non conosciamo. Questo spiega perché il concetto di infinito è sconosciuto alla mente umana, per esempio, non avendone mai avuto esperienza. E qui ogni leggenda acquista un senso. I leggiadri unicorni, veloci, robusti e con un corno appuntito sulla fronte, non sono altro che il frutto di una descrizione grossolana di vari testimoni oculari, tra cui lo stesso Marco Polo. Molto sommariamente, quest’ultimo accenna a dei grandi animali, con un corno sulla fronte e molto veloci, ma la leggenda che ne è derivata ha dato il via a una manìa.
Pensiamo al commercio tanto diffuso in epoca medievale del cosiddetto corno di unicorno che sarebbe invece da attribuirsi al narvalo, cetaceo con una protuberanza appuntita sul muso (si tratta in realtà di un dente molto sviluppato). Rispetto al corno di rinoceronte, quello di narvalo presenta un aspetto gradevole, con un motivo a spirale dovuto allo sviluppo irregolare del dente. Facile, perciò, associarlo facilmente alla figura di un animale aggraziato (cosa che ironicamente non si può dire né del rinoceronte né del narvalo) e farlo passare per un tesoro dalle proprietà magiche. Se il cetaceo che lo possiede lo usa teoricamente come organo sensoriale, svariati sono i miti sulle proprietà benefiche dell’oggetto, da antidoto per i veleni a cura per qualsiasi malattia. E come avvicinare un animale custode di tale prodigio? I bestiari antichi suggerivano una tecnica di caccia singolare: abbandonare una giovane vergine in una foresta e aspettare che l’unicorno, attratto da un essere tanto puro, non si avvicinasse da solo. Non si tratta neppure dell’unico caso in cui qualcuno abbia unito due animali per farne risultare un ibrido avvolto dal mistero: nel Settecento era molto diffusa la pratica dei falsari di fossili, che montando resti degli scheletri di vari animali producevano chimere a dir poco spaventose. Un caso celebre, riproposto anche in tempi recenti, è quello dello scheletro della finta sirena, ottenuto montando una coda di cetaceo sul torace di uno scheletro umano, per una fiera dell’orrore. Le uniche sirene che potremmo riconoscere potrebbero essere sono i dugonghi: coda da pesce e muso non molto più grande di una testa umana. In lontananza, l’illusione poteva risultare molto convincente, per un marinaio un po’ alticcio.

La Voce che Stecca

Articoli non firmati o scritti da persone esterne al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares