Nessuno vuole introdurre la patrimoniale: populisti

Si è spesso accusato certi partiti, come il Movimento 5 stelle e la Lega, di essere forze demagogiche. E a ragione. Il problema è che chi muove queste accuse si dimentica di dire che anche le altre forze politiche lo sono. Se poi gli accusatori sono Renzi o Berlusconi, due giganteschi demagoghi, allora ci troviamo di fronte al tipico caso del bue che da del cornuto all’asino.
Basterebbe sentire l’enorme quantità di promesse elettorali per capirlo (l’autore della «più migliore» è ancora una volta il buon vecchio Silvio, il quale si dimostra un campione imbattibile: «Galera per gli evasori fiscali», detto da lui, un frodatore fiscale, raggiunge vette dapprima inesplorate), ma facciamo finta che tutto ciò sia normale, suvvia, siamo in campagna elettorale.
La prova suprema che i principali partiti siano demagogici è questa: PD, Lega, Fratelli d’Italia FI, M5S sono tutti contro la reintroduzione della patrimoniale sulla prima casa. «Ma come? Meno male!»- dice l’italiano medio- «Io che pago già tantissime tasse!». Questo è il punto. Di italiani ne esistono di due tipi: il tartassato e l’evasore fiscale. L’Italia è un paese che ha una grandissima evasione fiscale e contemporaneamente un’altissima tassazione (che in certi contesti sfiora il 65% e che per correttezza lo Stato dovrebbe chiamare con il suo vero nome: pizzo). Vuol dire che il tartassato paga la parte dell’evasore.
Vediamo perché la non reintroduzione della patrimoniale sulla prima casa non è una buona notizia. In primis, perché avvantaggia chi ha un immobile ad alto valore immobiliare. Cioè, di solito, i ricchi. Con la patrimoniale chi aveva un piccolo monolocale in periferia pagava poco, mentre chi aveva una villa pagava tanto. Ora il ricco non paga niente. In secondo luogo, favorisce l’elusione fiscale: chi ha due o più case usa l’escamotage di intestarle a parenti. In modo tale, nessuno paga. Inoltre, risulta uno svantaggio per chi le tasse non può evaderle, come i lavoratori dipendenti che sono strozzati dalle tasse sul lavoro. Riducendo quelle, le imprese sarebbero incentivate ad assumere e i lavoratori avrebbero molto più potere d’acquisto.
Come si può dedurre, l’unica categoria fortemente beneficiata dalla sua non introduzione è quella dei ricchi. Infatti, se è vero che anche le classi meno abbienti non pagano, va da sé che il mancato incasso di questa tassa viene recuperato con l’aumento di altre (che gli evasori non pagano). Cornuti e mazziati.
I grandi leader della politica che hanno promesso di cambiare le cose (Renzi, Di Maio, Salvini) per la paura di perdere voti con l’introduzione di una nuova patrimoniale hanno preferito non cambiare niente. La soluzione migliore sarebbe fare una patrimoniale progressiva o solo per i ceti più abbienti, oppure renderla esente per i giovani che vogliono comprarsi casa.
Purtroppo le tasse servono per avere buoni servizi. Meglio metterle sui lavoratori o sul patrimonio di chi è più fortunato? La politica fiscale è essa stessa politica tout court.
I ricchi ringraziano. La demagogia non è mai contro il potere, ma è essa stessa un mezzo del potere che usa il popolino per difendersi dal popolino.
Ultima cosa. Qualcuno si chiederà: e Leu? Beh, Grasso vuole abolire le tasse universitarie. Indovinate un po’: chi è paga molte tasse universitarie? Vi do un indizio: non è il figlio di un operaio.

Massimo Ressia

Nato nel 1993, felicemente piemontese. Dopo gli studi di ragioneria, mi sono addentrato in quelli di Lettere, conseguendo la laurea triennale. A breve, arriverà anche il titolo magistrale.

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