C’è immortalità in natura?

Sarebbe possibile parlare di immortalità in natura? Il sogno della vita eterna ha affascinato per secoli non solo gli scienziati, ma anche artisti, scrittori e più recentemente i registi e i loro lavori su pellicola. I fan di Harrison Ford ricorderanno «Indiana Jones e l’ultima crociata», dove il Santo Graal conferiva il potere di non morire a chi lo avesse usato per bere, mentre se vogliamo una storia di stampo più scientifico, anche se difficilmente realizzabile, è riemersa sul grande schermo l’icona marveliana di Deadpool. Partiamo dalle basi del concetto: è possibile? Per alcuni organismi sì e non sono neanche fra i più rari da trovare, nonostante siano sconosciuti ai più. Passeggiando lungo il porto, è facile notare sui pontili o sulle barche dei depositi di sedimento su cui crescono degli animali gelatinosi, che ricordano delle dita di guanto. Non diremmo che siano vivi a meno di non toccarli, al contatto si ritraggono, disturbati. Si tratta delle ascidie: a metà strada tra invertebrati e vertebrati, sono note ai biologi per essere state le prime forme di vita ad avere sviluppato, almeno allo stadio larvale, la corda dorsale, da cui derivano la colonna vertebrale e tutto l’apparato scheletrico. Molte specie di ascidie vivono in colonia sommersi dall’acqua, marina o dolce, a gruppi di 8 o 12 individui, raggruppati in una struttura circolare che ricorda la corolla di un fiore. I loro sistemi circolatori e digerenti sono collegati formando una rete di scambi fra i singoli animali, al punto che non si è possibile determinare con esattezza dove termini un individuo e dove ne inizi un altro. Ma come si riproducono, in questa convivenza quasi simbiotica? Semplicemente sdoppiandosi, come le cellule: ne risultano due animali, uno più vecchio, che sarebbe il genitore, e un secondo più giovane, sviluppatosi da un accrescimento del corpo del primo, inizialmente come rigonfiamento e poi completo in ogni parte. Si tratta di una riproduzione asessuata, senza ricombinazione genetica, ma soprattutto il nuovo individuo è parte del precedente, i due sono identici. Il più anziano, ovviamente, andrà incontro alla morte, ma rinasce in quello appena generato, in un ciclo senza fine. La colonia degli individui, in questo modo, non muore mai, si rinnova semplicemente. Non coinciderà con i nostri miti letterari, ma è quanto di più simile all’immortalità la Natura ci possa dare. In fondo assomiglia alla leggendaria fenice, anche se la rinascita di questo uccello è molto più scenografica.

La Voce che Stecca

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