Smisi di mangiare

Quel boccone mi si è bloccato in gola.
Divoravo la mia fetta di vita senza sentire il gusto. Ma quella forchettata proprio non mi andò giù.
Ricordo benissimo. Allontanai il mio piatto ancora mezzo pieno facendo no con la testa: «Basta, non ne voglio più, di questa vita sono più che sazia». E smisi di mangiare. Mi dimenticai i sapori, uno ad uno.
Fino all’ultimo.
L’unico gusto era quello del sangue, in bocca, dopo gli schiaffi che mi tiravo solo per sentire qualcosa.
Non mi andava giù. Non mi andava più niente.
Ero tanto spaventata.
Avevo fame, ma facevo finta di nulla.
Solo che tutti i sensi a catena di spensero insieme al gusto.
Però avevo fame.
Quello lo sentivo.
Così. Un giorno ti svegli e senti che ti manca tutto.
Quella fetta di torta…«Mamma, ce n’è ancora nel frigo? Dimmi che l’hai conservata. Dimmi che non è davvero finita».
Andiamo a comprare un po’ di vita.
Quanto costa? Che sapore ha la felicità?
Adesso mi siedo, e assaggio un po’ di tutto.
Anche un po’ di più.
Perché non ho più paura.
Ci vuole grinta, per affrontare i propri mostri.
Il più grosso e spaventoso sta nascosto nell’armadio in fondo a destra. Appena accanto all’anima.
Guardi dentro e hai paura. Perché non c’è nessun mostro, solo un grosso specchio.

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