Interpretare la cultura di massa

Filosofi e studiosi hanno provato a compiere uno sforzo destinato a rimanere per sempre impresso nella storia delle discipline umanistiche: conferire un significato fedele al valore intrinseco del termine «cultura». Potremmo cogliere quanto la definizione che ognuno di noi attribuisce a questo termine possa risultare alquanto limitata o scontata, in quanto non sarebbe in grado di comprendere tutte le accezioni relative al termine precedentemente riportato, in quanto l’assunto terminologico dal quale si potrebbe muovere un pensiero critico risulterebbe eterogeneo. In modo sperimentale, ci accorgeremmo immediatamente di come lo stesso concetto di «cultura» venga presentato in maniera così diversa che probabilmente ci potrebbe sembrare di incorrere in una definizione che con la prima nulla ha a che fare. Il passante, sorpreso e stupito al contempo, potrebbe ridefinire il concetto di cultura assecondando, a differenza del dotto Professore, la valenza umanistica del termine. Giudicherebbe «colto» l’uomo garbato, gentile ed elegante nei modi e «incolto» l’uomo che non riesce ad instaurare legami all’interno del tessuto sociale nel quale vive. Probabilmente continuerebbe, assecondando un pregiudizio personale, a discernere le società che egli reputerebbe «avanzate» da quelle «bigotte e retrograde». Chi dei due avrebbe ragione? Entrambe omettono, trascurano, tralasciano e sono prive di particolari essenziali. Rimane all’interpretazione individuale il compito di cercare di carpire il nucleo del discorso, prelevando informazioni e dall’una definizione e dell’altra, così da avere un panorama descrittivo migliore e più conforme al personale sistema di pensiero e d’azione. Se interpretare il significato del termine «cultura» è complesso, è ancora più difficile riuscire a contestualizzarne il vero valore nel caso in cui venga inserito nell’espressione «cultura di massa». È assolutamente importante capire quando la cultura di massa si è sviluppata e perché. Un punto cruciale della storia è rappresentato dal secolo dell’800, un intervallo temporale nel quale le convenzioni sociali, culturali, politiche, economiche, artistiche e morali vengono completamente ribaltate, riviste e rivisitate. Il poeta, lo scrittore, l’artista e il musicista si trovano per la primissima volta ad affrontare il gusto di un pubblico sempre più ampio. Molti più individui incominciano ad avvicinarsi al mondo artistico. Le problematiche non tardano a sorgere. Se prima dell’800 l’intellettuale si relazionava solo con una stretta cerchia di aristocratici e nobili, nel periodo storico a loro contemporaneo le masse incominciarono a «vivere l’arte» e quindi a farla propria. La miglior accessibilità a servizi culturali dovuta ad una miglior agiatezza socio-economica permette alle folle di partecipare a eventi che registrarono una partecipazione individuale in crescente aumento. Le platee dei teatri accolsero sempre più persone, divenendo gremite. Emersero dal panorama e dal nuovo mercato editoriale, movimenti che videro il loro culmine al termine della seconda metà dell’ottocento: «Scapigliati», «Decadenti», «Simbolisti» ed «Esteti». Costoro si trovarono di fronte a un’ambiguità interiore di sentimenti: da un lato la totale repulsione conseguente alla volontà di riscatto sociale, dall’altro lo sdegno più miserabile per la condizione nella quale versavano, abbandonati al loro essere «artisti maledetti». La cultura di massa da allora assunse diversificate forme ed espressioni: dalla stampa popolare alla sperimentazione della tecnica grafica del fumetto, dalla fotografia alla cinematografia, dal mercato editoriale al panorama discografico, fino ad arrivare alla televisione. Diviene quindi importante considerare il punto di vista di un pensatore italiano recentemente scomparso, Umberto Eco. L’autore pubblicò un’opera di ridotte dimensione, entro le quali tuttavia si cela un’analisi approfondita, critica e lineare. Si tratta di «Fenomenologia di Mike Bongiorno». Il titolo, che allude metaforicamente a filosofi che hanno cercato di riscontrare analogie e differenze tra mondo noumenico e mondo fenomenico, prende in considerazione un presentatore italiano che ha goduto di ampio successo grazie ai programmi radiofonici e televisivi da lui condotti per conto della Radio Televisione Italiana. Accanto alla figura di un uomo elegante nei modi, fine nei gesti, educato nell’utilizzo di una verve comunicativa sempre adatta e conforme al contesto, si celava una persona proveniente da un’umile estrazione culturale nella quale lo spettatore medio si riconosceva perfettamente, osservando un uomo tanto altolocato dal punto di vista relativo la visibilità mediatica quanto vicino ai propri estimatori, che oggi definiremo probabilmente followers. Nell’opera «Apocalittici e Integrati», Eco propone due visioni contraddistinte e contrastanti tra loro. La prima, riprendendo il titolo di un Testo Sacro per la comunità cristiana ossia «Apocalisse», è assunta da coloro che vedono nei mass media, nelle testate giornalistiche, nelle emittenti radiofoniche e televisive il male, rappresentato da un’inibita e frenetica diffusione di informazioni che portano l’ascoltatore o l’osservatore all’assuefazione indotta dall’esterno. La seconda prospettiva è invece adottata da coloro che vedono nella diffusione culturale di massa una modalità tramite la quale si possano aggregare persone accumunate da stessi interessi soggettivi. La cultura rappresenterà per costoro un importante fattore di coesione sociale.

Francesco Pivetta

Nato il 20 Luglio 1999 a Casale Monferrato, attualmente è impegnato nella scrittura del suo primo romanzo. Collabora con diverse testate giornalistiche e portali online. Autore di Frade, una nuova produzione televisiva indipendente insieme ad Adele Costanzo. Ama qualsiasi espressione dell’arte: dalla fotografia, alla pittura, passando per la cinematografia e la musica.

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