A Padova non si può parlare di foibe

Da qualche mese a Padova la giunta, sostenuta dal PD e da una civica di sinistra, subisce costanti attacchi per la mancata concessione di sale per alcuni eventi. In particolare, si imputa alla civica, sostenuta anche dai centri sociali, una scarsa democraticità, con il vicesindaco espresso da questa forza politica che influenzerebbe fin troppo le decisioni del Sindaco.
Il caso più eclatante si è verificato nell’ultima settimana, con la negazione di una sala comunale per la presentazione di un libro-fumetto intitolato «Foiba Rossa», sulla storia di Norma Cossetto, studentessa istriana con padre fascista vittima delle foibe Titine a Trieste, che ha anche ricevuto la medaglia d’oro al valore civile per la Memoria. Ha inoltre conseguito una laurea ad honorem e le è stata consegnata una targa commemorativa a suo nome, posta nel cortile dell’Università di Padova nel 2011.
In sintesi i fatti: dopo la negazione della sala da parte del Comune, gli organizzatori si sono rivolti all’organizzazione universitaria Esu, la quale aveva inizialmente dato un riscontro positivo alla richiesta di un luogo per la presentazione, prima che l’evento venisse annullato dopo le strumentalizzazioni politiche e viste le numerose minacce, anche di morte, accompagnate da accuse di revisionismo storico.
Successivamente, la consigliera Mosco (Forza Italia) si è resa disponibile a fare lei stessa la richiesta di una sala per il 4 aprile, per dare voce a chi ha scritto questo fumetto, ma si è vista negare nuovamente la richiesta, con la motivazione che lei non sarà tra i relatori principali e che il Comune non vuole cederle la sala come momento istituzionale.
C’è da dire che, insieme alla richiesta per la sala, c’è l’obbligo di firmare un modulo di autodichiarazione antifascista, in cui si esprime la volontà di non dare spazio a propaganda dell’ideologia fascista in luoghi comunali. Documento necessario per volere di questa amministrazione, che l’ha introdotto qualche mese fa, riprendendo di fatto ciò che esiste già in altri comuni italiani.
A parte la pubblicità che ovviamente si è fatta all’evento con questa polemica, ci si chiede se sia proprio necessario alimentare le tensioni storiche che sono già presenti a Padova, con motivazioni lascive a richieste lecite. La questione si è ampliata a livello nazionale con l’intervento anche dell’On. Meloni, che in un post su Facebook ha attaccato direttamente il sindaco e l’amministrazione intera.
Si ha l’impressione di essere tornati alla guerra ideologica di anni addietro, con sale comunali concesse o negate in base a chi le richiede, senza entrare nel merito delle questioni trattate: potremmo dire in sintesi che è in atto un processo alle intenzioni. Basti pensare che, pochi mesi fa, era stata tranquillamente concessa una sala ad esponenti dei centri sociali (tramite un consigliere vicino al loro ambiente), che avevano indetto una conferenza stampa dopo gli scontri dei giorni precedenti tra loro e le forze dell’ordine.
Da questa amministrazione ci si aspetta di più, in particolare per il fatto che si erano proposti come alternativa all’amministrazione Bitonci (Lega), che aveva tenuto un comportamento analogo e ugualmente deprecabile sulla presentazione di un libro sul gender e in altre occasioni. La libertà di divulgazione dei libri non deve essere messa in discussione, e il dibattito cittadino non può essere costantemente monopolizzato da polemiche derivanti da atti inopportuni da parte del Comune.

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