Roma Termini, l’arrivo

Mancavano ormai pochi minuti al mio arrivo in Capitale. Spaesamento e panico stavano prendendo il sopravvento su di me come se solo in quei momenti stessi prendendo coscienza di quanto mi era accaduto nelle ore e nei giorni precedenti. Sorgevano in quegli stessi istanti domande urgenti: cosa fare? Dove andare? Credo di esser impallidito, a un passo dallo svenimento.
Penso che il mio stato psico-fisico venisse chiaramente percepito da Greta. Il treno stava per fermarsi e, non avendo nulla di mio con me, ho deciso di aiutare la mia compagna di viaggio con i suoi bagagli. Il treno si era fermato, ma non era ancora entrato nella stazione. Eravamo davanti alle porte, pronti per scendere, quando Greta si è voltata verso di me e, con una naturalezza per me incomprensibile, mi offriva ospitalità presso la sua abitazione. Mi sono aggrappato alla sua proposta d’aiuto perché avevo bisogno di una mano tesa, avevo bisogno di non sentirmi solo. Ho balbettato un sì e di tutta risposta lei mi ha sorriso. Ricominciavo lentamente a respirare normalmente quanto lentamente il treno si avvicinava alla Stazione di Roma Termini. Quando siamo scesi ho avuto la sensazione di essere oltrepassato, quasi schiacciato, da un turbinio indistinto fatto di voci, musica, motori, odoori. Io, Greta e il suo bambino nel passeggino abbiamo camminato per pochi secondi accanto il binario due per poi trovarci innanzi ad una quantità e una varità di locali commerciali che nel mio paese di origine non potevo nemmeno immaginare: bar, librerie, super mercati, fast food, elettronica e non so quanto altro. Considerato che il biglietto del treno mi era stato offerto dal Dott. Lo Bello e che avrei avuto ospitalità per il primo periodo romano, inconscientemente ho deciso che i soldi che mi erano rimasti in tasca li avrei impiegati per l’acquisto di un computer portatile. Volevo riprendere il filo delle mie letture e delle mie ricerche. Svuotatemi le tasche dopo questo acquisto sono andato incontro a Greta e a suo figlio di cui ancora ignoravo il nome.
Erano fuori dal negozio, quando sono stato interrotto dall’ingresso di due energumeni con il passamontagna armati di pistola. Immadiatamente, urla e pianti hanno iniziato a dettare il ritmo di quegli interminabili minuti. Mi sono trovato scaraventato in terra, ma trovando subito riparo fra gli stretti corridoi del reparto musicale. Sono rimasto accovacciato in assoluto silenzio mentre attorno di tutto si consumava. Stringevo fra le mie braccia il computer appena acquistato. Respiravo lentamente e non facevo che pensare al sorriso che Greta mi aveva rivolto a pochi minuti dalla discesa del treno. Avevo paura che la mia voglia di cercare, esplorare e vivere fosse giunta ad inaspettato e banale epilogo ma quel sorriso mi donava la pace. Poi degli spari hanno fatto calare il sipario su quella tremenda esperienza. Ho gattonato per raggiungere un punto di osservazione e rendermi conto di quanto appena accaduto. Ho visto scorrere del sangue sul pavimento del negozio e ne ho seguito con gli occhi la scia fino ad intravedere i corpi dei due energumeni. Sembravano ancora in vita, ma ormai neutralizzati. Poi ho guardato verso l’uscita dove ancora era presente Greta, immobilizzata dalla paura. Sono sgattaiolato fuori, correndole incontro.
Trovandoci di nuovo vicini, sani e salvi, ci siamo stretti in un fortissimo abbraccio. Così mi ha accolto Roma e gli anni successivi non sarebbero stati da meno.

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