Salvini: «Lontano da me chi puzza di mafia». E in coalizione?

«Mi sento molto meglio se chi puzza di mafia sta lontano da me», lo ha detto martedì scorso Matteo Salvini, intervistato dall’agenzia Agi. Pur non nominando il processo, le parole del segretario della Lega arrivano pochi giorni dopo la sentenza sulla Trattativa Stato-mafia che, in primo grado, ha condannato – tra gli altri – il cofondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri a 12 anni, in quando «cinghia di trasmissione» fra Cosa Nostra e il primo governo Berlusconi. L’ex cavaliere non ha mai denunciato le pressioni ricevute.
Ora, premesso che un’opinione sulla mafia uno se la fa prima dei quarant’anni suonati di Salvini, è evidente che il Matteo padano si è perso qualche passaggio della storia della Seconda Repubblica, ovvero i rapporti intercorsi fra Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e il boss mafioso Vittorio Mangano, deceduto nel 2000. Rapporti che sono stati messi nero su bianco da una sentenza della Cassazione che nel 2014 ha condannato Dell’Utri a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Dell’Utri conosce Mangano nel 1967, quando il secondo aveva avuto già dei problemi con la legge, collezionando una serie di arresti e condanne. Il cofondatore di Forza Italia lo porta da Berlusconi ad Arcore, pur conoscendone lo «spessore delinquenziale», in qualità di «stalliere». Peccato che la residenza di Berlusconi non avesse né stalle né cavalli. È stato infatti dimostrato in sede processuale che fra il 16 e il 29 maggio 1974 c’è stato un incontro a Milano a cui erano presenti Dell’Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade e il suo braccio destro Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo (che sarebbe stato espulso da Cosa Nostra nel 1982 per una disobbedienza) e Berlusconi. Questo incontro ha portato al patto fra il futuro premier e Cosa Nostra, grazie alla mediazione di Dell’Utri che «ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento». Un patto «di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia tramite Dell’Utri che di quell’assunzione (di Mangano come «stalliere», ndr) è stato l’artefice grazie all’impegno specifico profuso da Cinà». Dell’Utri ha frequentato Mangano, al di là delle varie parentesi detentive del mafioso, dal 1974 a quasi la metà degli anni Novanta.

Ma Berlusconi, anche se non da imputato, ha molto a che fare con il processo Dell’Utri, visto che viene dimostrato che dal 1973-1974 al 1992 (almeno), l’ex cavaliere ha sostenuto stabilmente la mafia, versando «per diversi anni somme di denaro nelle casse di Cosa Nostra». Nel 1993 i rapporti fra Berlusconi e la mafia, rapporti di cui Dell’Utri è mediatore, debordano anche nella politica con la nascita di Forza Italia: Bernardo Provenzano, allora capo indiscusso di Cosa Nostra, «ottenne garanzie» tali da «votare e far votare» il neonato partito berlusconiano. Le garanzie sono state fornite dallo stesso Dell’Utri, grazie ai suoi rapporti con Bontade, Mangano e Mimmo Teresi. Forza Italia, secondo i giudici, è nata nel 1993 da un’idea di Dell’Utri che è ancora in contatto con Mangano, tanto da incontrarlo quello stesso novembre a Milano, come si era annotato in agenda. Il motivo di quello e di altri incontri viene riassunto dai giudici come la volontà di promettere a Cosa Nostra «precisi vantaggi politici» in cambio di voti.

Ora, se Salvini ripudia pubblicamente la mafia non possiamo che gioire, ma forse è il caso che si informi meglio su chi è il suo compagno di alleanza e di coalizione, compagno da cui – per qualche motivo che chi scrive ignora – non ha potuto staccarsi per accettare al corteggiamento dei 5 Stelle per un governo. Bene, se dire che Berlusconi è un mafioso è sbagliato, bisogna invece dire che per parecchi anni l’uomo di Arcore ha pagato la mafia in cambio di protezione. E non ha denunciato nulla. Come nulla ha detto delle pressioni di Cosa Nostra sul suo primo governo, pressioni di cui si parla nella sentenza di primo grado sulla Trattativa.
E questo non è uno scoop di chi scrive, non sono rivelazioni in possesso di pochi. È verità giudiziaria con cui dovremmo confrontarci tutti e che tutti dovremmo divulgare, ricordando a Salvini con chi si è alleato e a noi stessi chi è salito al Quirinale. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

6 pensieri riguardo “Salvini: «Lontano da me chi puzza di mafia». E in coalizione?

  • aprile 26, 2018 in 11:10 pm
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    Figlio di madre comunista schifosa, basta insultare Silvio, non sei un cazzo in confronto a lui

    Risposta
  • aprile 26, 2018 in 11:11 pm
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    Poveraccio, sei solo un poveraccio, ti inventi fandonie. Spero solo che Berlusconi ti quereli e che ti tolga tutto quel poco che hai. Infame vigliacco

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