Perché si elimina la festa della mamma e del papà?

Come è ben noto, gli eventi di carattere religioso, da qualche decennio a questa parte, hanno destato diatribe a causa della sempre crescente presenza di membri di differenti comunità religiose, per cui si pone il dilemma di come coniugare le diverse sensibilità. È ormai un appuntamento fisso la polemica che, puntuale, scoppia ogni Natale a proposito dell’opportunità dell’allestimento del presepe all’interno delle strutture scolastiche, polemica spesso strumentalizzata dagli esponenti politici. Suona, invece, piuttosto nuova l’avversione nei confronti di due feste che, almeno teoricamente, dovrebbero trovare tutti d’accordo: quella del papà, che cade il 19 marzo e quella della mamma, a maggio. Eppure, anche in questo caso sono recentemente maturate delle divisioni, non certo dettate dalle varie confessioni professate, ma dall’orientamento sessuale dei genitori dei bambini.
Il fatto è accaduto presso l’asilo Chicco di Grano nel quartiere Ardeatino di Roma. Le singole celebrazioni della mamma e del papà, appunto, sono state abolite, spazzate via dopo tanti anni di onorato servizio tra cartoncini a forma di cravatta e quelli a cuoricino o a fiorellino. Al loro posto è approdata la festa della famiglia, un modo per unire e abbattere differenziazioni che, a detta di alcuni, davano luogo a non più tollerabili discriminazioni. Infatti, questo mutamento di formula è avvenuto in seguito a una battaglia messa in atto da una coppia omosessuale che ha iscritto in questo istituto il suo bimbo o la sua bimba, ritenendo lesivo continuare a soffermarsi su delle figure genitoriali nettamente distinte. La decisione è stata apprezzata anche dal Municipio, al quale alcuni genitori e docenti si erano rivolti tramite un richiamo (respinto) preoccupati del fatto che, con questo gesto, si vada a creare una penalizzazione al contrario.
Il tema delle famiglie arcobaleno risulta più che mai attuale, anche alla luce della registrazione all’anagrafe di comuni come Torino e Roma di bimbi con due mamme o due papà, i quali potranno vedere, per la prima volta, nero su bianco accostati a loro i nomi di entrambi i genitori.
All’entusiasmo per quest’estensione di diritti vanno, tuttavia, affiancati dei seri interrogativi. Come abbiamo visto, è bene indagare su come mettere in sintonia i diversi tipi di nuclei famigliari che stanno apparendo nella nostra società. È curioso come la stessa categoria di persone che si oppone a una nomenclatura asettica come «genitore A» e «genitore B» poi si faccia paladina di una battaglia per abbattere l’esaltazione del ruolo sia della mamma che del papà, piallando tutto e rigettando le peculiarità dei due. Forse, i genitori omosessuali che allevano bambini nati da fecondazione eterologa oppure da gestazione per altri si rendono conto che, festeggiando le mamme e i papà, i loro piccoli percepirebbero l’assenza della parte a loro sottratta: sarebbe complicato spiegare a una bimba di tre anni che, in realtà, una mamma ce l’ha, ma che vive negli Stati Uniti e con quanto ricavato dalla sua nascita si è comprata un immobile. Altrimenti, non si capisce perché i figlioletti di Giulia e Sara non possano tranquillamente celebrare la festa della mamma, mentre quelli di Fabio e Antonio quella del papà. Tralasciando quest’osservazione sibillina, è oggettivo ammettere che questi ragazzini, pur amati ed educati nel migliore dei modi, prima o poi avvertiranno la necessità di scoprire le proprie radici, di riconoscersi nei tratti somatici del padre o della madre biologici che non hanno mai conosciuto. Questa è un’esigenza che si riscontra in chi è stato adottato, perciò, analogamente è ipotizzabile si presenti in questi futuri uomini e donne in cerca di un’identità completa. È anche evidente che allargare le garanzie a più tipologie di unioni non dovrebbe avere ricadute su quelle tradizionali, ma, semplicemente, riconoscere nuove realtà. Appare doveroso, perciò, domandarsi come tutelare queste persone, consentendo loro la maggior serenità possibile, senza, tuttavia, tentare maldestramente di oscurare altre forme di amore.

Gerarda Monaco

Classe 1995, studentessa universitaria. Il diritto e la politica sono il mio pane quotidiano, la mia croce e delizia, ma (per ora) non campo né di uno né dell'altra. Vi rassicuro: le frasi fatte solo nelle informazioni biografiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares