Com’è cambiata la lotta alle mafie con Libera

Nata il 25 Marzo 1995, pochi anni dopo dalle stragi del 1992 e del 1993, l’associazione Libera, guidata da Don Luigi Ciotti, si è posta «l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e di favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie stesse».
Attraverso una rete solidale di volontari, che provengono da i più svariati settori lavorativi, Libera riesce a mantenere gli impegni prefissati al momento della sua costituzione, come il ripristino dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, il sostegno ai parenti delle vittime di mafia, la creazione dei campi sociali antimafia; inoltre con l’avanzare degli anni riesce a migliorare il suo rapporto con il territorio attraverso nuove iniziative.
È proprio nei beni confiscati alla mafia che si vede il frutto dell’azione di questa associazione, perché all’interno degli stessi beni, che possono essere campi agricoli, aziende o case rurali, vengono messi a punto prodotti che servono alla collettività, a partire dai viveri, come la pasta o il vino, fino a creare aziende che operano in determinati settori industriali, ma non mancano beni utilizzati per delle semplici attività sociali, come corsi di musica, corsi di lingue o letterari. Tutte questo non appartiene a Libera, ma ad associazioni o società che decidono di operare con l’aiuto e secondo l’ideologia di Libera. Questi prodotti sono poi distribuiti e venduti nei vari punti vendita che hanno aderito all’iniziativa, difatti nell’etichetta del prodotto si trova la sigla «Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», per far sì che chi compra quella merce possa essere a conoscenza della sua origine.
Un altro importante progetto di Libera è «Libera formazione», cioè un’educazione alla cittadinanza, se non alla giustizia sociale, che viene svolta nelle università, nelle scuole, nelle associazioni e nelle sale messe a disposizione dai comuni.
La prima proposta di Libera, dalla sua costituzione, è  la raccolta di un milione di firme per far sì che si potessero destinare a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti. A livello nazionale essa conta 378 presidi, divisi tra oordinamenti provinciali, regionali e semplici presidi. Nel 2005 viene  affidato all’associazione un palazzo confiscato alla banda della Magliana in Via 4 Novembre a Roma, divenuta poi la sede Nazionale dell’associazione.
Nel 2013 Libera e il gruppo Abele, anche quest’ ultimo guidato da Don Luigi Ciotti, lanciano la petizione «Riparte il futuro», una delle tante iniziative di Libera, che nel 2016 diventa un’associazione indipendente, promuovendo la trasparenza e la certezza del diritto con un team composto da giovani professionisti. Questa associazione è molto presente durante i periodi delle elezioni, e porta avanti battaglie come quella del «whisteblowing», vinta in Italia, ma non ancora in ambito europeo.
Il primo campo di Libera si svolge nel 1995 nella città di Manduria a Taranto e da quel momento sono cresciuti esponenzialmente i campi estivi in tutto il territorio nazionale. Il sottoscritto ne ha svolto uno nel Comune di San Cipriano. È durante questi campi che si vuol far crescere la consapevolezza, negli ospiti, della rivoluzione culturale che si vuole far crescere in quel determinato territorio. Un importante segnale mediatico per Libera arriva nel 2011, quando la nazionale italiana di calcio, guidata da Cesare Prandelli, gioca su un campetto da calcio confiscato alla ‘Ndrangheta. Tuttavia, da allora, episodi simili non se ne sono registrati.
Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero del Lavoro, della Salute e della Solidarietà Sociale. Nel 2008 l’Eurispes, un ente privato italiano che si occupa di studi politici, economici e sociali, dichiara che l’associazione «Libera» è una delle tante «eccellenze italiane». A livello europeo, invece, il Comitato Economico sociale Europeo ha premiato l’associazione poiché rappresenta la migliore esperienza di società civile organizzata, mentre a livello internazionale la rivista «The global Journal» la inserisce nella lista delle 100 migliori ONG del mondo.

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