La spietata concorrenza tra lavoratori

Il lavoro sempre più precario e flessibile non danneggia solo la vita del lavoratore in senso individuale; esso, a livello collettivo, lacera e logora i rapporti all’interno della classe lavoratrice. Una volta, quando esisteva una sinistra, si diceva coscienza di classe. Oggi di quella non è rimasto quasi nulla. Sempre più si sente che i lavoratori non sono uniti l’un l’altro: essi agiscono sempre più in regime di disumana e liber(istic)a concorrenza. Ne nasce un gioco al massacro: vince chi è più abile a mettersi a disposizione. Se un tempo il nemico era il padrone, oggi lo è il collega che lavora di fronte e al quale potrebbero rinnovare il contratto al posto tuo. A volte neanche ci sono i presupposti minimi perché una certa coscienza possa esistere, poiché non può esservi comunicazione. Si pensi ai lavoratori dei magazzini Amazon cronometrati come delle macchine perfino quando vanno a pisciare, o a certe cooperative dove la metà dei colleghi neanche capisce una parola di italiano.
Inutile dire che di questa mancanza di solidarietà tra i lavoratori se ne approfittano imprenditori e aziende, piccole, medie o grandi che siano. Basta parlare con un operaio di qualsiasi genere: se vuoi che ti rinnovino il contratto devi fare straordinario come e quanto piace al padrone. Qua ci troviamo davanti a un grande paradosso: non c’è lavoro, c’è molta disoccupazione, eppure l’occupato lavora 9-10 ore al giorno compreso il sabato o la domenica. Come è possibile che Governo e Parlamento non intervengano su questo stato di cose? Forse la sinistra o chi ha ereditato le sue battaglie potrebbe ripartire da qui.

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