Governo: perché Berlusconi si è fatto da parte?

Quando scriviamo queste righe, non sappiamo che cosa sia venuto fuori dagli incontri fra Sergio Mattarella e M5S e Lega, voi che leggerete questo articolo sì, ma la sostanza non cambia. Ha stupito tutti, anche i commentatori più navigati, il passo indietro che ha fatto Silvio Berlusconi, avvallando di fatto il diktat pentastellato, i 5 Stelle non scendono a patti con un pregiudicato. Chi conosce l’ex cavaliere sa che non è tipo da fare niente per niente, si susseguono, quindi, in queste ore, ricostruzioni più o meno fantasiose di quali interesse abbia il Caimano sulla nascita di un governo Salvimaio. Noi vi proponiamo due idee, secondo chi scrive entrambe plausibili.

Fine legislatura, vade retro!
Silvio Berlusconi sa che, se non andasse in porto la trattativa fra Lega e M5S, si farebbero sempre più probabili nuove elezioni e questo non gli conviene: da una parte il Carroccio sta fagocitando rapidamente Forza Italia – e quindi in una nuova legislatura gli azzurri perderebbero parecchi seggi –, dall’altra ora che è riabilitato dal Tribunale di sorveglianza di Milano, l’ex cavaliere potrebbe tornare in campo e cercare di riprendersi un po’ di voti all’interno del centrodestra.
Se è questo ad aver spinto Berlusconi a farsi da parte, significa che per la prima volta il pregiudicato di Arcore ha paura di cadere ancor più in basso, dopo aver perso – dopo 25 anni – la leadership all’interno del centrodestra e, nonostante il rosatellum, non essere riuscito a combinare nulla con il Pd. 

Si scrive Salvini, si legge Silvio.
La seconda ipotesi che ci sentiamo di fare è un po’ più da retroscena e, lo ricordiamo, è soltanto un’ipotesi. Potrebbe darsi che Salvini sia riuscito a rassicurare il Caimano: un eventuale governo con i 5 Stelle non toccherà i temi cari a Berlusconi. Quest’ultimo ha delle priorità che il segretario del Carroccio difficilmente potrà toccare: conflitto di interessi, agenti sotto copertura contro le tangenti, condono, pubblicità in tv, vertici Rai, commissione antimafia, voto di scambio (ora difficilmente punibile).
Se così fosse, sarebbe un governo con l’intervento indiretto e mascherato di Berlusconi che, dall’esterno in quanto opposizione «responsabile», continuerebbe a dare le carte.

Tito Borsa

Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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