Conoscete il Principato di Seborga?

In Italia siamo tutti consapevoli delle capacità turistiche di cui gode il nostro Paese. Gli amministratori, a tutti i livelli, dal nazionale al locale, dichiarano costantemente di volersi prendere cura delle bellezze italiane che ci invidia tutto il mondo. Molte volte sono proprio i paesi più piccoli, intrisi di storia e tradizioni uniche, ad attrarre un gran numero di turisti, anche per le storie affascinanti che li caratterizzano.
È il caso, ad esempio, del Principato di Seborga, un paese di 315 anime che si trova nella provincia di Imperia, a 500 metri s.l.m., nato intorno ad un’abbazia nel 954 d.C., quando un conte imperiale di Ventimiglia donò i suoi terreni proprio ai monaci benedettini. Già dal nome si intuisce che c’è qualcosa di curioso: il comune fa parte a tutti gli effetti dello Stato Italiano, ma negli anni ’50 è nata una spinta secessionista che ha portato gli abitanti a modificare, unilateralmente e senza alcun valore legale, il nome del paese. Questo è avvenuto a tal punto che oggi gli automezzi si muovono per il paese con due targhe, una cittadina e l’altra italiana e sono in vigore due monete che hanno entrambe valore: l’Euro, che è moneta ufficiale dello Stato Italiano, e il Luigino, moneta locale che si usa per scambi interni, del valore di 6 dollari statunitensi.
Fin dall’antichità la storia di quel territorio non è stata semplice: più volte gli atti di compravendita sono risultati contestati, in quanto mancanti di copia ufficiale del notaio o addirittura sarebbero stati creati in malafede secoli dopo la presunta deposizione dei contratti. È proprio su una presunzione di questo genere che si è arrivati alla situazione attuale: gli abitanti sostengono che nel 1729, nel momento della vendita del territorio da parte dei monaci a Vittorio Amedeo II di Savoia, Re di Sardegna, nessun atto ufficiale sia mai stato depositato con valore legale. Le conseguenze sarebbero che, anche nei passaggi di proprietà (o nelle conquiste) successivi, il terreno non è mai citato, rimanendo di fatto ancorato alla situazione precedente al 1700.
Per questo hanno deciso di autodeterminarsi, mettendo al vertice del paese una persona con il titolo di Principe, rigorosamente eletto: il primo è stato Giorgio Carbone, rimasto in carica dal 1963 al 2009, anno della sua morte, a cui è succeduto Marcello Menegatto (tuttora in carica). Il Principe viene aiutato da nove ministri, che non hanno però alcun potere legale.
Molti credono che questa particolarità, cercata fortemente, sia da attribuire a una forma di pubblicità per attrarre i turisti. Di certo c’è che il fatto di rilasciare passaporti, carte d’identità e patenti in doppia copia, insieme alle altre situazioni inedite che si trovano in questo paesino di mezza montagna, un po’ di curiosità la fa venire.

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