Se Mattarella mette il veto su Savona?

Se quanto dicono i giornali è vero, cioè che Mattarella non vuole Savona come ministro nonostante la blindatura di Salvini e Di Maio, ciò può costituire un precedente gravissimo. Non è la prima volta che accade che un ministro venga bocciato da un Presidente della Repubblica, ma mai si era arrivato a uno scontro così forte. Le pressioni di Mattarella sono assolutamente legittime, tuttavia esse non possono concretizzarsi davvero in un veto. Ciò non è previsto dalla nostra costituzione. La cosa più grave è che il veto arriverebbe non per scelte tecniche (come il caso Gratteri per via di una regola non scritta secondo la quale un magistrato in servizio non può assumere l’incarico di ministro della Giustizia, in realtà Renzi cambiò semplicemente il nome perché non piaceva a Napolitano) o di onorabilità della carica (casi Previti e Maroni, che veri e propri veti non furono dato che i ministri proposti vennero dirottati in altri ministeri, ulteriore prova di come il veto non sia una prerogativa presidenziale) ma per questioni prettamente ideologiche: per l’ euroscetticismo di Savona. Ma di che democrazia si tratta se solo certe ideologie hanno diritto di stare al governo e altre no? L’unica ideologia che è espressamente vietata dalla nostra costituzione è quella fascista. Le altre (giuste o sbagliate che siano) hanno tutte legittimità. Comprese quelle che non piacciono a Draghi.
Gli scenari sono due: o Mattarella convince Conte (e quindi Di Maio e Salvini) a cambiare nome o se questi insistono deve nominare Savona ministro. Sarebbe di una gravità inaudita se invece si aprisse un terzo scenario in cui si tornerebbe alle urne per via del veto del presidente, forse un vulnus insanabile per la democrazia. Da un lato sarebbe palese il fatto che le pressioni esterne europee soverchino le scelte fatte dal popolo italiano attraverso la maggioranza parlamentare; dall’altro, internamente, un presidente si arrogherebbe il diritto di, per così dire, sfiduciare un governo a lui sgradito (sebbene la sfiducia sia prerogativa unicamente parlamentare). Mattarella, politico esperto, ben comprende un tale pericolo e tra i due mali, lo scontro con l’UE e i mercati e il fatto di essere lui la causa del fallimento di un governo, sceglierà il minore e cioè il primo. Anche perché se si tornasse alle urne ci sarebbe una maggioranza parlamentare ancora più salviniana ed euroscettica. E saremmo daccapo.

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