Il voto sovrano ai tempi dell’€uropa dello spread e del pilota automatico

È tornato lo spread e ha portato tempesta democratica. Innegabilmente i mercati, non essendo decifrabili facilmente, sono facile strumento di manipolazione. Questa volta, però, si è andati oltre. Diciamocelo, il voto del 4 marzo espresso dagli italiani è stato uno scossone forte e il concretizzarsi di un dialogo sul programma tra m5s e Lega aveva posto posto le condizioni per la partenza di un esecutivo avente come stella polare il concetto di sovranità, enunciato all’articolo 1 della nostra Costituzione.

Ci siamo ricascati una seconda volta, ma per via indiretta, perché il popolo, questa volta, aveva in gran parte capito il gioco.

La democrazia sotto ricatto dei mercati nasce con il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, che abbiamo già trattato in un precedente articolo. Partiamo da un grafico relativo all’andamento dello spread (differenziale, ormai entrato nel lessico addirittura popolare, per indicare la differenza esistente tra il rendimento di un titolo di Stato e un altro).

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Il grafico ci chiarisce che nel 2011 non fu la riforma Fornero a far abbassare lo spread ma, al contrario, bastò una dichiarazione di Draghi, che s’impegnò personalmente da governatore della BCE, a fare qualsiasi cosa per salvare la moneta unica. Non poteva che essere così, perché un debito pubblico, ovvero l’insieme di obbligazioni che lo Stato s’impegna a restituire a scadenza agli obbligazionisti, diventa uno strumento a rischio esclusivamente nel momento in cui non venga supportato da una garanzia da parte della Banca centrale. In assenza di questa garanzia, il timore di un default dello Stato, porta gli obbligazionisti a vendere sul mercato i titoli di Stato, creando il famoso effetto panico, con lo spread che si allarga, in quanto a un maggior rischio di credito, corrisponde un tasso d’interesse maggiore per l’obbligazionista che accetta il rischio di credito. Come potete notare, ad aprile del 2017 il valore toccò un punto più alto di quello attuale, ma nessuno alzò un ditino di preoccupazione. L’effetto panico, unito all’effetto disinformazione è palesemente costruito. La sostenibilità del debito pubblico italiano dipende dalla garanzia di Draghi, nient’altro.

Ma chi sono questi famosi mercati?

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Il grafico risponde benissimo a questa domanda. Tramite il programma di acquisto titoli sul mercato secondario (il famoso QE), la banca centrale emette moneta e compra da detentori di titoli di Stato porzioni di debito pubblico emesso, garantendo stabilità, alla ricerca di un tasso d’inflazione leggermente più alto. La parte blu rappresenta gli acquisti di debito pubblico italiano fatto attraverso il programma di QE. Di fatto, ne deriva che il cosiddetto mercato non è nient’altro che la BCE ed è la volontà di Draghi che avrebbe potuto tenere sotto controllo l’effetto preoccupazione artificiale posto dall’ormai superato tentativo di governo m5s-Lega.

C’era in ballo una questione che andava oltre il pensiero sul governo giallo-verde. C’era in ballo la libertà di pensiero, di dissenso dal mainstream dominate a trazione ordoliberista. Questo papabile governo stava provando a mettere sul piatto una ricetta di riduzione del debito mediante investimenti in deficit, che facessero aumentare più che proporzionalmente il PIL rispetto al debito, causando una riduzione del rapporto debito/PIL contenuto in Maastricht. Eresia alla Religione del pilota automatico basato sul mercantilismo tedesco, che ha nella deflazione salariale il suo perno. Questo modello, sconfitto democraticamente il 4 marzo, come dimostrato dai fatti del 27/05, s’impone oltre la Costituzione con forzature, bypassando la volontà popolare. Ha vinto il modello dell’€uropa: sì, o sì per favore.

A chi si riempie la bocca di articolo 92, pur non avendo mai letto nulla sul tema, noi da ignoranti rispondiamo col Padre Costituente Costantino Mortati.

Aprite gli ombrelli, proteggetevi dalla minaccia ordoliberista di Cottarelli.

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