Sergio Mattarella, ovvero come combinare un disastro

Rimarrà famoso come Sergio Disastro Mattarella, un presidente della Repubblica che aveva ottenuto – non senza fatica – la stima (o almeno il rispetto) di tutte le forze politiche e che è riuscito in tre mesi a gettare tutto alle ortiche. La «questione Savona» è solo una minuscola briciola di tutto un comportamento ai limiti del non sense: ha dato un incarico esplorativo non ai capi politici dei vincitori, ossia centrodestra e M5S, ma ai presidenti delle camere, che non hanno ottenuto risultati. Roberto Fico, in particolare, ha causato – non per sua colpa personale – il colpo di coda di Matteo Renzi che ha improvvisamente chiuso la porta in faccia ai 5 Stelle.

Se fino a qui potevano essere piccolezze, dovute a una situazione politica inedita e che quindi non ha dei «modelli» a cui rifarsi per prendere esempio. Ma domenica il Quirinale è caduto in un pozzo da cui non solo non sta cercando di uscire, ma si è anche messo a scavare, per minare ulteriormente l’autorevolezza dell’unica istituzione considerata ancora intoccabile in questo Paese. Insistere nel dire no a Paolo Savona per evitare una presunta uscita dall’euro ha significato dare il via libera a Matteo Salvini che adesso, guarda caso, ha colto la palla al balzo e insiste per tornare quanto prima a elezioni. Poi arriva il discorso per spiegare il fallimento dell’incarico a Conte e lì Mattarella si tira un’altra mazzata sulla capoccia, ammettendo candidamente che per uscire dall’euro basta parlarne in campagna elettorale e che a decidere chi sia il ministro dell’Economia sono i mercati. La seconda cosa era chiara a molti, lasciarla ai posteri in un video con le parole del capo dello Stato significa però andare oltre ai legittimi sospetti dei privati cittadini.

Il governo Cottarelli, che anche nascesse sarebbe già morto, è stata la ciliegina sulla torta di una tempesta perfetta che Mattarella ha causato e non ha voluto fermare. Da una parte un nome che è per antonomasia appartenente all’establishment, dall’altra la tempistica, con l’annuncio che Cottarelli sarebbe arrivato al Quirinale la mattina dopo diffuso subito dopo il discorso su Conte. Il dubbio sorge: non è che fosse già pronto? Anche solo come piano B, si intende.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares