Habemus governo

È fatta.
Dopo quasi 3 mesi fatti di alleanze, rotture, Presidenti del Consiglio incaricati sconosciuti,questo paese avrà finalmente un governo.
Sarà dunque un esecutivo di stampo giallo-verde quello che determinerà i prossimi 5 anni di politica italiana, con 18 ministri tra i quali Di Maio, neo Ministro del Lavoro e Salvini, neo Ministro dell’Interno, i quali ricopriranno entrambi anche la carica di vice Presidente del Consiglio.
Significativo il fatto che Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non avrà nessun ministero e che  abbia dichiarato  astensione al neonascente governo.

La lista dei ministri letta dal nuovo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte comprende, oltre ai succitati, Giancarlo Giorgetti come sottosegretario alla presidenza, ruolo chiave che Salvini è riuscito a garantire al più fedele dei suoi, leghista della prima ora, che sull’abilità di mediazione ci ha costruito una intera carriera politica, passando da Bossi a Salvini e attraversando anche il crack di Credieuronord, quello in cui, per farla breve, Bpl salvò la banca della Lega Nord e dal quale scaturì uno scandalo nel 2004.
Uomo di carriera, Giorgetti ha sempre preferito rimanere nell’ombra anche nel 2013, quando fece parte del gruppo di dieci saggi creato da Napolitano per stilare un piano di riforme economiche per il paese.
Per comprendere quanto questa carica sia importante e decisiva, basti pensare a Renzi, che dimettendosi, aveva preteso che l’incarico rimanesse a Maria Elena Boschi, sua fedelissima come condizione sine qua non.

Elisabetta Trenta ricoprirà il ruolo di Ministro della Difesa: docente universitaria di 51 anni, ricercatrice in materia di sicurezza presso il Centro Militare di Studi Strategici, attivista del M5S dal 2013.

Il Ministero della Giustizia andrà invece ad Alfonso Bonafede, docente universitario, avvocato e grillino della prima ora.

Giulia Bongiorno sarà incaricata del ministero dedicato alla Pubblica Amministrazione.
L’avvocatessa siciliana si presenta da sé, grazie al suo lungo curriculum ed alle sue note apparizioni televisive.

Il Ministero della Sanità toccherà, invece, a Giulia Grillo, laureata in medicina, siciliana, anche lei attivista M5Sdella prima ora.
Cinquantaseiesima (su 630) per produttività tra i deputati della scorsa legislatura, dichiarava «ambiziosi intenti» tra i quali «lavorare per una sanità giusta, efficiente ed accessibile attraverso un adeguato finanziamento, il potenziamento dell’assistenza territoriale, un adeguato piano di assunzioni ed un aggiornamento dei corsi di laurea e formazione».

Danilo Toninelli sarà il Ministro alle Infrastrutture: laurea in giurisprudenza, attivista M5S da sempre nonché ex-ufficiale dei Carabinieri, di Toninelli si ricorda la battaglia serrata alla TAV, argomento che diverrà certamente critico e spinoso per il neo-ministro.

Al Movimento capeggiato da Di Maio andrà anche il Ministero per l’Istruzione, sul quale si affaccia Marco Bussetti.
Simpatizzante leghista, Bussettti è laureato in scienze motorie, ma è un profondo conoscitore della scuola italiana, avendo ricoperto negli anni diverse cariche dirigenziali.
Responsabile dell’area di Milano per l’Ufficio Scolastico della Lombardia, il suo compito al MIUR sarà certamente quello di smantellare la Buona Scuola.

Tralasciando i neo-ministri Centinaio (Lega-Politiche Agricole), Bonisoli (M5S-Beni Culturali), Savona (Politiche Europee) e Lezzi (M5S-Ministro per il Sud), ci si deve focalizzare su quello che era stato lo scoglio insormontabile per Salvini e Di Maio, ovvero il Ministero dell’Economia, sul quale Mattarella aveva posto il suo veto non avallando la nomina di Paolo Savona.
Il Ministro dell’economia sarà Giovanni Tria, Presidente della Facoltà di economia dell’università di Tor Vergata, sostenitore del pensiero di Savona su Unione Europea e moneta unica.
Più favorevole alla flat tax che non al reddito di cittadinanza, ritiene che la riduzione fiscale sia necessaria per una politica di crescita.
Certamente non un uomo politico, vanta però un notevole curriculum fatto di una laurea in Giurisprudenza, ed una grande conoscenza di Inglese e Francese.

Sembrerebbe, dunque, che l’esecutivo nascente poggi le proprie fondamenta su personaggi dotati di competenza e curriculum folti, e questo è assolutamente un bene, perchè potrebbe portarci finalmente a dimenticare le varie figuracce inanellate da ministri quali Valeria Fedeli o Beatrice Lorenzin, per citarne alcuni, che senza nemmeno una laurea, pretendevano di essere a capo di istruzione e salute.

Veniamo, però, al nodo dolente:
se è vero che la squadra dei ministri del governo giallo-verde sembra competente e preparata, lo stesso non si può dire dei capi politici della coalizione.
Matteo Salvini, politico dal lontano 1993 (prima di Berlusconi), dopo il diploma di liceo classico non ha mai conseguito una laurea, rimanendo fuori corso per decine di anni e fermandosi a 5 esami dal termine del corso di studi in Scienze Storiche.
Lavorò per Radio Padania come cronista, e nel 2003 ottenne l’iscrizione all’albo dei giornalisti.
Da li in poi, una marea di incarichi politici, spesso nel comune di Milano, e nessun lavoro significativo, eletto più volte come Deputato della Repubblica, ha sempre rimesso l’incarico in favore del più remunerativo (e meno impegnativo) lavoro da europarlamentare.
Anche in Parlamento Europeo, però, Salvini non gode di buona reputazione, ed è finito più volte sotto accusa per la sua indole assenteista non propensa al lavoro ( memorabile il discorso del deputato belga Marc Berg in proposito).
Viene infine eletto senatore con il proporzionale in Calabria nel 2018.

Luigi di Maio presenta un curriculum simile a quello del suo collega lombardo:
Diploma di liceo classico, nessuna laurea, nessuna esperienza lavorativa significativa se si esclude quella di steward allo stadio San Paolo.
Attivista della prima ora nel Movimento 5 Stelle, ha scalato negli anni le gerarchie dei grillini, arrivando nel 2017 a diventare capo politico del movimento, grazie anche alle dimissioni del ben più carismatico (ed infinitamente più competente) Alessandro Di Battista.

Una squadra di governo competente, tuttavia, affidata alle smanie politiche di due capi-popolo altamente e pericolosamente incompetenti.
Soltanto il tempo ci dirà se questo governo verrà ricordato come quello del cambiamento o come quello più dannoso della storia della Repubblica, ai posteri l’ardua sentenza.

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