Collegamenti tra l’unificazione tedesca e la crisi europea

Merkel: «Sappiamo che l’Italia ha problemi con la disoccupazione giovanile, anche su questo è importante collaborare. Possiamo dare dei suggerimenti in base all’esperienza con l’unificazione tedesca». Questa è stata la dichiarazione della cancelliera tedesca a margine dell’incontro bilaterale con il nostro primo ministro Giuseppe Conte. Su questa disponibilità, occorre porre due basi. Perché ascoltare i consigli dello Stato che ci fa concorrenza su tutti i settori strategici della nostra economia? È un processo illogico e, in seconda battuta, il processo di unificazione della Germania vive su un alone di ignoranza nostrana. L’economista italiano Vladimiro Giacché, ha scritto un libro che personalmente ho apprezzato tantissimo, intitolato «Anschluss, l’annessione», che spiega tutto il processo di riunificazione tedesca, ponendo l’accento sui processi politici e sui dati economici. Una volta scoperti questi dati, l’aiuto della Merkel lo rigetterete in toto. Possiamo cominciare. Risultati immagini per anschluss l'annessione

Il 1 luglio del 1990, avvenne l’unificazione monetaria tra l’Ovest e l’Est, con cambio 1:1. Ci si ricorda delle file alla Deutsche Bank di tedeschi dell’Est che andarono a cambiare i loro primi 100 Marchi Est, in 100 Marchi Ovest. Come l’esperienza eurista ci ha insegnato, una moneta non è un mero strumento, ma è un’istituzione che regola rapporti di forza. E così fu anche in quell’occasione. Il tasso di cambio tra Marco Ovest e Marco Est, era ufficiosamente fissato in 1 a 4,44 Marchi, e aveva funzionato fino a quel momento per regolare le transazioni commerciali tra i due Stati indipendenti, piuttosto importanti come volumi, in quanto il 30% delle esportazioni dell’Est erano rivolte al mercato dell’Ovest. Questo significa una cosa molto semplice: in una notte, l’economia della Germania Est fu sottoposta a una paurosa rivalutazione dei prezzi del 350%. Da collaterale a questa «generosa» offerta di cambio 1:1, la Germania Est si impegnò ad adottare una forma di economia di mercato. Questo significò una cosa molto semplice: l’uscita dal mercato delle produzioni dell’Est, che perdettero il mercato dell’Vvest, il mercato della zona sovietica, e anche il mercato interno, che fu invaso dai prodotti dell’Ovest. C’era coscienza di questo già prima dell’unificazione come ricorda Giacché, spiegando il confronto De Mazière, Schäuble, Tietmeyer. Tempo poche settimane, e circa il 90% delle imprese orientali entrarono in sofferenza.

Attraverso lo strumento monetario, quindi, si arrivò molto velocemente a un processo di unificazione politica, verificatasi il 3 ottobre 1990. I dati sono molto chiari: dal 1989 al 1991, il sistema economico orientale subì un crollo del PIL del 44%, della produzione industriale del 65%, degli occupati di 2 milioni di unità. Essendo il sistema della Germania Est socialista, il processo di privatizzazione fu complesso, e posto in essere tra il 1990 e la fine del 1994 tramite una fiduciaria, la Treuhandanstalt.

Essa dovette privatizzare circa 20 mila esercizi commerciali, 8500 imprese, 1800 farmacie, 900 librerie, ecc… Inizialmente, il valore stimato fu quantificato in 600 miliardi di Marchi Ovest, al termine del processo, fu quantificata una perdita di 250 miliardi di Marchi, con l’87% del sistema che finì in mano a imprese dell’Ovest, il 7% a imprenditori esteri e solo il 6% a cittadini dell’Est, con un quantitativo di posti di lavoro iniziali pari a 4 milioni e 100 mila unità, terminato con un residuo di posizioni lavorative pari a 104 mila (-4 milioni).

Il miracolo economico è dipinto in maniera molto semplice: si fanno partire le statistiche dalla caduta massima del PIL, nel 1991. Ancora oggi, il PIL pro capite a est è il 66,6% di quello prodotto a Ovest e, dato ancor peggiore, il PIL prodotto a Est è inferiore a quello che produceva la Germania Est.

Un interessante legame con l’unione monetaria dell’Euro: nei paesi periferici, così come capitò in Germania Est, si è avuto un calo del PIL, di produzione industriale, forte disoccupazione ed emigrazione verso la Germania.

Cancelliera Merkel, la ringraziamo, rifiutiamo l’offerta, e andiamo avanti.

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