Ronaldo alla Juve: una trattativa durata 38 anni

Complice il campionato mondiale di calcio, la notizia principe di questi giorni è il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juve. Un campione straordinario che non ha bisogno di presentazioni, e la cui cessione ha comportato un esborso record di 117 milioni di euro: una cifra difficie anche solo da immaginare. E infatti non sono mancate le polemiche: si teme che il costo ricadrà sui lavoratori Fiat e gli operai di Melfi sono in sciopero. Reputano immorale che un’unica risorsa umana abbia un salario pari a decine di migliaia di volte il loro, soprattutto in questo periodo di crisi aziendale. Tuttavia l’acquisto di Ronaldo è il punto di arrivo di una trattativa molto lunga, che risale a ben prima della magnifica rovesciata di Juve-Real. È infatti il simbolo della completa trasformazione della Fiat da industria produttrice a fondo d’investimento. I profitti non verranno più dalle automobili (prodotte dagli operai) ma da magliette, eventi e biglietti. Il merchandising legato a CR7 infatti sta andando letteralmente a ruba, nonostante i prezzi tutt’altro che proletari, e lo stesso si potrà presto dire per i biglietti allo Juventus Stadium. Se per gli operai si prospettano tempi duri, per gli Agnelli si prospetta un’annata record. Fare profitti e licenziare è tutto fuorché paradossale.

Già gli Agnelli… Per un banale equivoco si crede che queste dinastie industriali, per aumentare i loro guadagni, debbano aumentare la produzione e con essa il lavoro, facendo coincidere dunque i loro profitti con quelli degli operai. 

Niente di più sbagliato, almeno dal 1980. Più precisamente dal 14 ottobre 1980. Quel giorno i colletti bianchi della Fiat scioperarono contro i picchetti delle tute blu. Per la prima volta si spezzava la solidarietà di classe, e gli interessi della dirigenza furono anteposti a quelli dei lavoratori: il padronato aveva vinto la trattativa, il movimento operaio e il Partito Comunista l’avevano persa. Non più il lavoro per tutti ma i profitti per pochi. Da lì in poi la strada sarà infatti tutta in discesa per il CdA dell’azienda torinese, che non sarà più tenuta a rispondere delle proprie azioni a operai e sindacati, ma ai propri azionisti. 

La Fiat, e con essa l’Italia, stava entrando nell’era neoliberista, e la fonte primaria dei guadagni non sarebbe stata più l’industria (che produce come risvolto della medaglia, secondo un certo Carlo Marx, una classe lavoratrice disciplinata e rivoluzionaria), ma la speculazione finanziaria (che produce come risvolto della medaglia disuguaglianze e licenziamenti di massa).

È inutile allora criticare oggi la Fiat per via di Cristiano Ronaldo, giacché la dirigenza sta semplicemente facendo i propri interessi. Se un giocatore di calcio genera più profitti di centinaia di lavoratori, sarà perfettamente logico mandare sulla strada centinaia di famiglie. Il contratto sociale che la legava ai suoi lavoratori si è spezzato 38 anni fa. E nessuno può oggi (purtroppo) fermarla.

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