È emergenza ambientale in Veneto: decine di indagati

Tutto il mondo è paese. O meglio, in questo caso, tutta l’Italia è paese. Capita spesso di sentir parlare di inquinamento e discariche abusive a Roma, in Campania, in Sicilia e più in generale nel Sud Italia. Il problema, in realtà, è ben più esteso e coinvolge tutta la nostra Penisola.

Citiamo alcuni casi, piuttosto gravi, che riguardano il Veneto e anche le nuove cosiddette grandi opere. A volte non si tratta di eventi isolati, ma di attività frutto di una vera e propria programmazione, anche da parte della malavita organizzata. In modo quasi provocatorio, qualche settimana fa, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, guidati da Jacopo Berti, hanno lanciato una mail per ricevere segnalazioni (cosacesotto.veneto@gmail.com), anche anonime, su eventuali rifiuti interrati di cui i cittadini siano a conoscenza. Visti gli eventi precedenti e successivi, però, si capisce che di provocatorio c’è ben poco e che il problema, in realtà, è reale e bisogna affrontarlo molto seriamente.

Appena mercoledì scorso ci sono stati 2 arresti e 15 indagati nelle province di Padova, Venezia e Treviso, tra cui un carabiniere, per falsificazione di registri e bolle di trasporto. Gli scarti derivanti dai lavori di bonifica di una ex fonderia, invece di essere conferiti in una regolare discarica, venivano inviati e smaltiti in una cava a Formesin di Cison. Si parla di 53 tonnellate di rifiuti pericolosi che hanno fruttato ben 215mila euro.

Ci soffermiamo di più sulle grandi opere stradali: sotto la Valdastico Sud è ormai assodato, già dal 2014, il fatto che siano stati interrati metalli pesanti e altre sostanze chimiche (nitrati, cloruri, amianto, piombo e nichel). Molti politici sono stati prosciolti, mentre sei imprenditori sono sotto processo. I rifiuti arrivavano in dei camion da Crotone e ci sono forti sospetti che sotto questi affari ci sia la criminalità organizzata.

Anche la Pedemontana Veneta, opera voluta fortemente dalla Giunta Regionale leghista, è stata oggetto di molte denunce, in particolare da parte di Sonia Perenzoni, consigliera comunale di Montecchio Maggiore (VI), che dalla sua pagina facebook ha lanciato numerose denunce per rifiuti interrati; sono peraltro chiaramente visibili dai numerosi video fatti dai lati della strada, nei punti in cui questa è rialzata. Il problema è stato poco scaltramente non risolto, dal momento in cui si è deciso di mettere delle barriere laterali in modo da non mostrare ciò che c’è sotto, lasciando liberamente filtrare l’acqua che poi va direttamente nelle falde. Il detto «occhio non vede, cuore non duole» in questo caso non funziona.

Sempre la consigliera Perenzoni si è fatta portavoce in Parlamento di un altro enorme problema, quello dei Pfas,  che riguarda in primis Vicenza ma anche Verona e, in misura minore, Padova e Treviso, in un bacino che comprende 58 comuni e 240mila persone. La fonte dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, scoperto nel 2013, dovrebbe essere una azienda di Trissino (VI), la Miteni SpA, che produceva sostanze chimiche per concimi e per prodotti farmaceutici e che due mesi fa ha chiesto il concordato preventivo. Non si ha tuttavia ancora la certezza definitiva della provenienza delle sostanze. Inizialmente la Regione, dopo la denuncia di Jacopo Berti e del Sindaco di Trissino, non si è resa conto del problema, tanto che Zaia parlò addirittura di denuncia per procurato allarme. Poi sono iniziati i controlli: la media di presenza di Pfas nel sangue nei maschi che abitano nei luoghi interessati è di 66,9 nanogrammi/millilitro, quando il valore di normalità dovrebbe essere sotto gli 0,5 ng/ml.

Il nuovo Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sembra voler affrontare di petto il problema: si è spinto a dire che chiunque inquina assume un comportamento mafioso ed è arrivato a fare proposte come il daspo territoriale applicato a chi inquina. Forse queste prese di posizione, se tramutate in legge e con il contributo della Magistratura competente, possono almeno limitare il problema che affligge tutto il Paese.

Mirco Romanato

Nato a Padova il 15 giugno 1994. Diplomato in ragioneria, attualmente iscritto alla triennale di Ingegneria dell'Energia nella mia città. Sono una persona curiosa in molti i campi, dalle nuove tecnologie, in particolare quelle che riguardano l'ambiente, alla politica, passando per lo sport.

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