Ma chi è l’opposizione? Karl Marx Calenda?

La democrazia è l’equilibrio di pesi e contrappesi, di maggioranza e di opposizione. Lo sanno tutti, tranne quelli del Pd, i membri di un partito che dopo il 4 marzo sembra sempre di più una setta clandestina, con più iscritti che elettori. Se Matteo Salvini ha iperbolicamente promesso che governerà per i prossimi 30 anni – forse perché parlare di ventenni porta sfiga –, i dem stanno facendo di tutto per rendere il ministro dell’Interno un uomo di parola. Matteo Renzi latita, le varie minoranze interne sono stranamente concordi e sono coralmente sparite nel nulla, un uomo solo combatte e lotta insieme a noi, il Karl Marx dei Parioli: Carlo Calenda.

Karl Calenda è arrivato persino a pubblicare il suo manifesto politico, dall’evocativo titolo «Un’altra Italia è possibile», e l’ha fatto addirittura sul Foglio, forse per scongiurare il rischio che lo leggessero in tanti. Il dubbio sorge immediato: un’«altra» Italia rispetto a che cosa? Contando che il governo Conte deve ancora ingranare, Karl Calenda si riferiva forse ai governi precedenti, di cui è addirittura stato ministro?
Le perplessità sono tante, soprattutto perché stiamo parlando di un signore meno rivoluzionario di un conclave.
Che si muova Karl Calenda in persona per contrastare un «governo che è un incrocio tra sovranismo e fuga dalla realtà» è già di per sé singolare, soprattutto perché il testo prosegue con una velata minaccia: l’ex ministro vuole dare il proprio contributo a una «sfida» che si giocherà «da oggi al 2030». Puntare ad altri 12 anni di Salvini con Calenda unica (cosiddetta) opposizione dovrebbe portare nuovi voti al Pd?

Poi, come dimenticarlo, c’è l’ex premier Matteo Renzi che sui social dispensa analisi sulle emozioni della finale dei Mondiali e sostiene che il dl «Dignità», di chiara matrice pentastellata, «farà licenziare 80mila persone», quando invece si parla forse di 8-10mila persone che comunque sarebbero finite senza lavoro alla scadenza del contratto a termine. Nonostante la cocente sconfitta alle elezioni del 4 marzo, Renzi continua a volersi tenere il Pd e minaccia le minoranze interne: «Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto» e provoca «Adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti».
Nel frattempo, al di là dell’evanescente Martina che ogni tanto dà qualche segno di vita, le minoranze interne sussurrano e tacciono, a giorni alterni.

Se questa è l’opposizione, è un problema di tutti: sia di chi è contro il governo Conte, sia di chi lo appoggia. Senza opposizione non c’è democrazia, e chi ha il potere può fare il buono e il cattivo tempo. Ma il centrosinistra è abituato a opporsi con la forza di un filo d’erba (secco). Chi ha permesso a Berlusconi di fare ciò che ha voluto per ben 4 governi (compreso il rimpasto del 2005)? O se ne accorgono, oppure la stima dei 30 anni salviniani è al ribasso: il felpato (ex) padano vedrà altre 100 primavere al governo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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