Sempre più allergie nel mondo: boom tra i bambini

L’allergia è ormai una delle patologie più frequenti nei Paesi industrializzati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i tassi di sensibilizzazione contro uno o più allergeni comuni sono arrivati al 40-50% nei bambini di età scolare. Nella popolazione generale, il livello di reattività contro proteine ambientali è arrivato al 40%.

Ma cos’è esattamente l’allergia? Si tratta di un disordine a carico del sistema immunitario, per cui si hanno reazioni eccessive contro elementi proteici innocui, definiti appunto «allergeni». Queste risposte di natura difensiva sono mediate da una particolare classe di anticorpi detti immunoglobuline E, che sono responsabili di reazioni immunitarie anche molto violente. Tali eventi possono portare a danni tissutali di vario tipo, dall’asma alla dermatite atopica fino allo shock anafilattico, che è una manifestazione sistemica potenzialmente mortale.

Solitamente l’allergia si scatena in soggetti predisposti geneticamente, ma negli ultimi 50 anni la diffusione di queste manifestazioni è aumentata in modo ingiustificabile nel mondo industrializzato e recenti studi hanno portato alla luce possibili cause ambientali. La Hygiene Hypothesis, cioè la teoria dell’igiene, sembra aver trovato la risposta nello stile di vita adottato in Occidente specialmente dagli anni ’50 in poi. L’eccessiva igiene dei bambini elimina i patogeni e limita l’esposizione del sistema immunitario non solo ai microorganismi pericolosi, ma anche a quelli commensali (e dunque innocui). In più nei primi anni di vita sono sempre meno le occasioni di interazione con animali, che possono aiutare il corretto sviluppo delle difese immunitarie. Inoltre, l’eccessivo uso di antibiotici elimina le infezioni batteriche velocemente, senza dare la possibilità al sistema immunitario di portare a termine una risposta immunitaria completa. Tutti questi fattori trattengono e ostacolano il corretto sviluppo del sistema immunitario, che diventa inesperto e non abituato a combattere infezioni reali. Di conseguenza, non appena il soggetto interagisce con una molecola leggermente diversa da quelle abituali, inizia una battaglia contro nemici immaginari che porta ad allergie anche molto pericolose e debilitanti.

Questa teoria è supportata da numerosi dati epidemiologici: innanzi tutto, è emerso che nei Paesi in via di sviluppo questi fenomeni sono molto meno diffusi, dimostrando che le condizioni igienico-sanitarie sicuramente influenzano la comparsa delle ipersensibilità. Per di più, i migranti provenienti da questi luoghi che arrivano nel mondo industrializzato sviluppano progressivamente patologie allergiche, in correlazione al tempo trascorso dal loro arrivo.

Ovviamente le tecniche di disinfezione e antisepsi, così come gli antibiotici, sono stati e restano tutt’ora fattori cruciali nella medicina moderna che hanno salvato milioni di vite. Tuttavia, è necessario usare i nuovi strumenti a disposizione in modo corretto, sapendo fare una precisa distinzione tra l’uso corretto e l’abuso. È poi necessario tenere in considerazione il grado di predisposizione genetica di ciascuno, che sicuramente influisce sulla probabilità di sviluppare reazioni allergiche.

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