A Padova la giunta decide cos’è giusto o sessista

L’estate, si sa, è molto spesso – per fortuna – anche sinonimo di distrazione, divertissement, complici le ferie. Il bisogno di passare dal serio al faceto è forte e in pochi ne sono esenti. Padova, ancora una volta, fa la Storia: nel capoluogo veneto è andata in scena una polemica ridicola e assurda che ha coinvolto l’amministrazione di centrosinistra.
Per stasera era previsto il concorso di Miss Maglietta Bagnata e Miss Lato B. Giovani universitarie si sarebbero fatte sparare addosso con pistole ad acqua per mettere in mostra le proprie forme. Obiettivo: premiare la più bella. Ebbene, pur non essendo un’iniziativa dall’alto valore culturale, si trattava di un evento organizzato da un privato cittadino – l’imprenditore e barman Federico «Chicco» Contin – che paga regolarmente (più di 50mila euro all’anno) per poter allestire i «Navigli», un insieme di bar e locali all’aperto sulle rive del Piovego.

Tutto annullato. Ufficialmente causa maltempo. Però i dubbi vengono, dopo che l’assessora al Sociale Marta Nalin (appartenente all’ala più di sinistra della coalizione guidata dal sindaco Sergio Giordani) aveva fortemente criticato l’iniziativa, «retaggio di una cultura sessista che continua a dare l’immagine della donna come corpo a disposizione». Ma la Nalin non è stata l’unica esponente della maggioranza in municipio a esprimersi su Miss Maglietta Bagnata: il vicesindaco Arturo Lorenzoni ha parlato di «manifestazione retrograda e sessista. Grave che accada in un’area data in concessione al Comune».
L’annullamento, affermano i ben informati, sarebbe dovuto a pressioni ufficiose del sindaco Giordani su Chicco Contin. Insomma, questo evento non s’ha da fare.

Le opposizioni, anziché insorgere verso critiche illiberali e assurde, fanno anche di peggio. Eleonora Mosco, capogruppo di Forza Italia in Comune, fa paragoni decisamente azzardati: «Se “Miss maglietta bagnata” è una schifezza, lo è anche il Gay pride andato in scena il 30 giugno scorso per le strade della nostra città, con ragazzi con i genitali di fuori e i crocifissi infilati nel di dietro». Ovviamente persone con crocefissi nel deretano non le ha viste nessuno e la Mosco ha perso l’ennesima occasione per stare zitta e fare una figura migliore.

Dulcis in fundo, arrivano anche le ultrafemministe di Non Una di Meno, famose per combattere il sessismo con la bizzarra idea di sostituire il patriarcato con il matriarcato, come se non fosse cosa uguale e contraria. Le FFC, Fenomenali Femministe Confuse, si sono espresse: Miss Maglietta Bagnata sarebbe «un evento che legittima la molestia sulla pubblica piazza e degrada le donne come manzi al macello, riducendole ad oggetto sessuale da guardare, colpire, commentare, valutare e misurare in base ai modelli estetici del maschio bianco eterosessuale» e continuano, con un linguaggio degno del Kant precritico, «Così, siamo libere di mostrarci solo riproducendo ciò che vi aspettate dai nostri corpi: che siano disponibili come e quando volete voi ai vostri occhi sfigati». Sostituire un sessismo con un altro sessismo di segno opposto, un gran bel progetto, complimenti.

La verità, come spesso accade, diventa evidente quando si inizia a usare un po’ di buon senso. Miss Maglietta Bagnata e Miss Lato B non sono eventi organizzati o patrocinati dall’amministrazione, ma messi in piedi da privati cittadini che non devono per forza programmare iniziative di alto spessore culturale. È uno spettacolo triste? Non andateci. Vi fa incazzare la libertà di queste ragazze di poter mostrarsi come ritengono giusto, e magari anche di essere pagate per questo? Ce ne faremo una ragione.
Se le critiche vengono da Non Una di Meno non si sconvolge nessuno, ma se a muoversi è un’amministrazione comunale, allora c’è davvero qualcosa che non va. L’evento in questione non violava nessuna legge. La critica, e le possibili pressioni, hanno una valenza esclusivamente etica e morale, elementi del tutto estranei (almeno in teoria) alle istituzioni.

L’illiberalità di una critica espressa da un assessore è evidente. Se chi scrive può criticare chi vuole perché rappresenta solamente se stesso, lo stesso non si può dire della Nalin o del vicesindaco Lorenzoni, che invece sono stati democraticamente eletti e rappresentano Padova. Come si permettono di criticare, non in quanto privati cittadini ma in quanto eletti, una libera iniziativa imprenditoriale che non viola né le leggi né i principi cardine dello Stato?
Una fantomatica serata per inneggiare a quanto sia bello rubare si sarebbe meritata, a buon diritto, queste critiche. Miss Maglietta Bagnata no.
Non è una questione di sessismo, questi signori non scomodino termini più grandi di loro. È un discorso di libertà: le ragazze sono libere di mostrarsi e libere di non mostrarsi, e chiunque è libero di andarle a vedere come di rimanersene a casa a guardarsi un film sovietico in lingua originale.

A questo punto, cari Lorenzoni e Nalin, ci aspettiamo grandi cose da voi. Ora che avete intrapreso questa crociata contro chi riduce le donne a «corpi a disposizione», dovete percorrerla tutta. Una bella ordinanza contro chi guarda film porno in territorio padovano sarebbe perfetta. Anzi, sarà permessa solo la categoria «Gay» di Pornhub, visto che lì donne non ce ne sono.
Di fronte a iniziative ridicole come questa bisogna buttarla in paradosso, perché se no ci si incazza. Un’amministrazione che critica una libera iniziativa imprenditoriale e l’altrettanto libera volontà di alcune ragazze di prendervi parte è qualcosa di sconcertante.
A chi scrive dispiace che a fare le spese del vostro moralismo sia stato Chicco Contin, che da anni rende viva la città nel periodo estivo. Crogiolatevi nelle vostre certezze, noi vi ridiamo in faccia.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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