I lavoratori tengono in piedi il sistema pensionistico, non gli immigrati

Recentemente Boeri ha affermato che gli immigrati pagano le pensioni agli italiani. La frase riportata a gran voce dai media ha subito fatto ribollire il sangue di quella parte di popolazione (in costante crescita) che non è così propensa ad accogliere le masse di migranti che tentano di entrare in Italia. Boeri (ma non solo lui, si pensi per esempio allo scrittore Saviano) per questa frase è stato accusato di essere un buonista, ma in realtà se essa non fosse una bugia vestita da verità nasconderebbe piuttosto un certo razzismo di tipo schiavista. Dalla frase, infatti, sembrerebbe che un lavoratore immigrato a differenza di un proprio pari italiano versi dei contributi che non riceverà mai e che quindi regala al sistema pensionistico italiano. Niente di più falso, perché come giusto che sia l’immigrato – come qualsiasi lavoratore – versa i contributi per la propria pensione a cui ha diritto salvo il caso in cui lasci il paese prima di aver maturato i requisiti. Certo, è vero che poi questi contributi vengono usati dall’Inps per pagare le pensioni attuali, ma la stessa cosa avviene per il lavoratore italiano. Semplicemente l’Inps usa i soldi dei contributi dei lavoratori per pagare le pensioni attuali sapendo che quando questi andranno in pensione a loro volta  le generazioni faranno lo stesso e così via. In definitiva che siano italiani o immigrati sono i lavoratori a tenere in piedi il sistema.

Quindi non è vero che abbiamo bisogno di migranti, abbiamo bisogno di lavoratori. E l’unico modo per averli è creare lavoro. Cosa che oggi in Italia, per svariate ragioni, manca. Dunque come è pensabile che l’Italia possa farsi carico in maniera seria del futuro (cioè non limitandosi alla mera accoglienza) di migliaia e migliaia di migranti quando, vivendo ancora una profonda recessione economica, non riesce a pensare nemmeno al futuro dei propri giovani? Frasi come quelle di Boeri (o Saviano) sono pericolose almeno quanto il linguaggio di Salvini (che per questo va criticato, più per quello che sta facendo). E sono affermazioni che nascono da una totale incapacità di lettura dei dati.

D’altronde tanto Boeri quanto Saviano hanno affermato che il paese ha bisogno di immigrati per compensare il calo delle nascite. Analisi semplicistica basata unicamente sui numeri e che non ragiona sulle vite delle persone che stanno dietro a quelle cifre. Il calo delle nascite è dovuto proprio alla precarietà e all’incertezza che attanaglia il futuro dei giovani, che per questo non possono farsi una famiglia. Lì si deve lavorare. Al contrario, catapultare senza alcuna prospettiva nel mondo del lavoro migliaia di immigrati significa solamente alimentare una lotta tra poveri. Inevitabilmente ciò comporterebbe dumping sociale. Tradotto, le aziende, sfruttando la maggior concorrenza tra i lavoratori potranno abbassare i salari, richiedere più straordinari e contratti più flessibili e precari.

Gli italiani queste cose forse le hanno percepite e perciò hanno reagito: in maniera sana e democratica come per il voto del 4 marzo; in maniera vergognosa e criminale come in alcuni, si spera limitati, casi di attacchi razzisti di cui molto si è parlato.

Massimo Ressia

Nato nel 1993, felicemente piemontese. Dopo gli studi di ragioneria, mi sono addentrato in quelli di Lettere, conseguendo la laurea triennale. A breve, arriverà anche il titolo magistrale.

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