Le vere vittime del razzismo

Sedici morti in pochi giorni. È questo l’ultimo tragico bilancio del razzismo nel nostro paese. Eh sì, perché il vero razzismo è far lavorare decine di migliaia di persone in condizioni degne dell’Alabama del XIX secolo solo perché hanno il colore della pelle diverso dal nostro, approfittare della precarietà della loro condizione per ricompensarli con un pugno di spiccioli (lo sdoganamento della parola «migrante» e il suo uso generalmente positivo impedisce l’analisi oggettiva dell’esistenza di individui posti in un limbo a migliaia di km da casa).

Certo, nelle campagne lavorano e muoiono anche italiani, il profitto non è razzista. Ma i latifondisti sì. Esiste una connivenza dalle dimensioni impressionanti. In troppi non possono non sapere. E non agire. I lavoratori africani vivono in immense baraccopoli dove comandano le mafie di più continenti. Zone extragiudiziali dove regna la malavita. Si sa ma non si fa niente: perché? Perché le nostre istituzioni lasciano che certe situazioni esistano? Perché non si colpiscono gli imprenditori che sfruttano questi schiavi moderni? Perché nessuno ne parla? Perché questo paese si indigna più per un uovo che per la presenza di migliaia di schiavi? Forse le storie di ordinaria servitù scuotono troppo l’animo del cittadino medio, obbligandolo a riflettere sul sistema malato di cui fa parte e costringendolo a pensare: la più grande forma di violenza nella nostra società infantilizzata.

I più pavidi difensori dello status quo proveranno a parlare di male necessario, perché sennò nessuno raccoglierebbe i pomodori; peccato che un bracciante agricolo nel 1987 percepiva uno stipendio mensile pari a 1900€ attuali. Oggi si muore per 300€. Chi ha rubato ai lavoratori questi 1600€? (Fonte: https://scenarieconomici.it/gilberto-e-la-busta-paga-bracciante-agricolo/ )

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