Informazione o manipolazione?

In un precedente articolo, questo blog aveva provato a spiegare le metodologie che i mainstream media utilizzano per creare delle tendenze di breve durata, atte a destabilizzare la maggioranza di governo e anche l’esecutivo dal suo interno. Eravamo in pieno caso «magliette rosse», inoltre si era appena usciti dalla strumentalizzazione attuata da molti personaggi «radical chic» riguardante la vittoriosa staffetta 4×400 femminile ai giochi del mediterraneo, con le nostre atlete utilizzate come strumento propagandistico contro le politiche sull’immigrazione del governo. Campagne che si sono spente in un amen, ma che sommandosi lasciano un sedimento nella percezione di una narrazione di medio termine, che vuol narrare lo stampo «razzista» dell’esecutivo. Tutti comprendono come fare confusione tra politica dell’immigrazione, che ogni Stato deve portare avanti (guardate il malcontento del governo spagnolo ora che sono aumentati gli sbarchi) e razzismo sia una costruzione artificiale e strumentale. L’ennesima prova di questa modalità di manipolazione l’abbiamo avuta col caso dell’atleta italiana di origini africane Daisy Osakue. Si è partiti con la solita metodologia dell’attacco all’esecutivo, colpevole di creare un clima d’odio con le sue politiche, dipingendo il fatto come di matrice razzista, salvo poi rendersi conto che così non fosse, in quanto precedentemente anche altri italiani fossero incorsi in quel medesimo trattamento. Epilogo? Uno dei protagonisti del caso è risultato essere figlio di un consigliere del PD, proprio quel PD che urlava al razzismo. Insomma, con l’uovo si è fatta una bella frittatona, l’ennesima frittatona. Il mainstream ha dovuto compiere una retromarcia immediata, alla buona, scrivendo: “Ecco l’identikit dei lanciatori di uova. Tre bravi ragazzi in fondo. E non è un modo di dire. «Siamo tre minchioni»”. Un declassamento spiegato bene nel nostro articolo dell’11 luglio, (Il «Frame»: la programmazione subconscia applicata dall’informazione) . Il caso esce o entra dentro la cornice valoriale, mediante l’inserimento di etichette specifiche, vedi in questo caso «razzista» o «goliardata di tre minchioni», in base al protagonista. Da qui il declassamento del caso in extremis.

In questa manipolazione continuano imperterriti, superando il confine del ridicolo. In quest’immagine, qualsiasi cittadino napoletano comprenderebbe il significato di «Via da Napoli», come un chiarissimo riferimento al presidente del Napoli, indicato dalle lettere ADL diversificate in rosso. Invece no, i giornali indicano tale scritta come una scritta contro gli immigrati, comparsa vicino alla stazione centrale di della cittàpartenopea.

Proseguendo in questo modo, la stampa mainstream sta cercando di buttare benzina sul fuoco, per continuare a destabilizzare l’esecutivo e cercando una condivisione popolare che questa linea non ha. Non è esattamente il metodo per perseguire una distensione, semmai ci fosse un caso di questa tipologia.

Proseguiranno dritti con questa metodologia, con costruzioni talvolta totalmente prive d’appigli sostanziali. Da qui l’attacco all’obbligata informazione alternativa, una via per vederci chiaro e da sbarrare con forza per conservare il ministero della verità. Non vi sarà sfuggito l’attacco sul caso «hacker russi».

Oltre questo passaggio chiarificatore, vi consiglio la lettura di questo articolo: https://www.wired.it/attualita/politica/2018/08/02/tweet-russi-fake-news-lega-m5s/. Dopo questo chiarimento sull’attacco hacker, aspettiamo la richiesta di commissione d’inchiesta del PD sulle ingerenze russe.

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