Senza padroni: un blog è il cane da guardia della democrazia

Tito Borsa da anni impesta il web con la sua bile e la sua presunzione. Io, mea culpa, l’ho scoperto da poco, questo Robespierre del giornalismo, pronto a negare che il Sole sorge a Ovest per non turbare i suoi padroni.
Vorrei proprio vedere il casellario giudiziario del Borsa, che sparge odio e menzogne mettendo alla berlina uomini e donne che non gli vanno a genio. Gli webeti lo idolatrano, anche se va dove lo porta il cuore, o qualche promessa di carriera rapida e senza sforzo.
C’era Renzi? Criticava Renzi. C’era Gentiloni? Criticava Gentiloni. Ora c’è Conte e Borsa lo critica come se fosse un Montanelli e non un giovanotto sbarbato con la bavetta che gli fuoriesce dalla bocca quando mangia. Non so se lo faccia per convenienza o per un insito godimento nel distruggere il prossimo.
Stupisce che un blog come questo, creato dalla volenterosa Gerarda Monaco, pieno di giovani volenterosi, dia spazio a un individuo del genere.
Attendo spiegazioni e attendo di sapere quanti soldi il Borsa ha buttato via in querele perse.

Pietro G.


Gentile Pietro,

era da un po’ che non ricevevo lettere come la sua, che invece erano alquanto frequenti 4 anni fa, quando questo blog è nato. A parte il fatto che il sole sorge a Est e non a Ovest, deve innanzitutto sapere che a fondare questo blog (e a dirigerlo fino a ottobre 2017) sono stato io, quindi lei senza saperlo sta lodando una mia creatura. E di questo la ringrazio infinitamente.
Non mi risulta di aver ricevuto querele. Qualche minaccia di azioni legali nel corso degli anni c’è stata ma – guardi un po’ – mai per articoli pubblicati sulla Voce. Se non ho ricevuto querele significa anche che (per ora) non ne ho mai persa una. Colgo l’occasione per dirle che cosa penso: non credo che il giornalista bravo sia quello che non sbaglia mai, ma quello che quando sbaglia lo fa in buona fede e quindi corregge, assumendosi la responsabilità del proprio errore.
Detto questo, io ho sempre scritto quello che penso e cioè, com’è chiaro a chiunque ci segua da un po’ di tempo, che nessuno degli ultimi governi (ma non solo quelli) mi è piaciuto. Qualcuno l’ho ritenuto sufficiente, qualcuno proprio disastroso. Il mio credo politico, come ho più volte scritto, è irrilevante: sono qui a commentare la cronaca o a dare notizie, non a cercare adepti. Il giornalismo (e pure il blogging) dovrebbe essere il cane da guardia del potere, non il suo batuffolo da riporto, quindi mostrare dove il potere sbaglia o potrebbe sbagliare, non perdere tempo a dargli ragione.
Alcune sue espressioni, più adatte a una caserma che a uno spazio di discussione, non meritano neppure una menzione. Pare essere lei a mostrare «bile e presunzione», non trova? Io faccio solo il mio lavoro.
Un abbraccio

Tito Borsa

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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