Quanto è realmente tossico il glifosato?

289 milioni di dollari. Questa è la cifra che la Monsanto deve a Dwayne Johnson, come risarcimento per il cancro terminale che avrebbe sviluppato in seguito all’uso di Roundup, un pesticida prodotto dalla compagnia. Tale articolo, usato in quantità massive in innumerevoli coltivazioni, contiene il glifosato: questa molecola è un erbicida a largo spettro poiché è assorbito attraverso le foglie e poi da qui diffonde in tutto il resto del vegetale e questo gli permette di essere efficace su quasi tutte le piante.

Ma quanto è realmente tossico il glifosato e qual è il suo uso in Europa? Il glifosato è stato valutato periodicamente da numerose agenzie nazionali e internazionali e fino a qualche tempo fa la comunità scientifica si era espressa all’unanimità a favore di una non pericolosità della sostanza. Nel corso del 2017, invece, si è scatenato un dibattito scientifico ma anche sociale, dovuto a nuovi report che documentano una probabile tossicità della sostanza. In più, nel dicembre 2017 scadeva il permesso di utilizzo del glifosato e l’Unione Europea doveva decidere se rinnovarlo o meno.

Già nel 2015, lo IARC (International Agency for Research on Cancer) aveva concluso che il glifosato fosse un probabile agente cancerogeno per l’uomo: da parte di questa agenzia è stata infatti riscontrata un’associazione tra glifosato e linfoma non Hodgkin, (un insieme di tumori ematici che include tutti i linfomi eccetto quello di Hodgkin). Questo cancro è proprio quello di cui soffre l’ex giardiniere Johnson. Successivamente, l’EFSA (European Food Safety Authority) ha pubblicato un report sul glifosato confermando che non è nocivo per la salute umana e che è improbabile che sia cancerogeno, contrastando dunque l’opinione dello IARC. L’EFSA è un’agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza alimentare istituita nel 2002 che ha il compito di valutare il rischio negli alimenti. Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha organizzato un incontro congiunto con la FAO (Food and Agriculture Organization) e insieme hanno convenuto che il glifosato non è cancerogeno nei ratti ma potrebbe esserlo nei topi a dosi molto elevate.

L’EFSA ha poi negato qualsiasi associazione del glifosato con il cancro e ha classificato le prove fornite dallo IARC come «molto limitate», tuttavia senza fornire una valida ed esaustiva spiegazione. Inoltre ha scartato tutte le prove di tumori nei topi e nei ratti sostenendo che questi fenomeni sono dovuti semplicemente al caso. È curioso che l’autorità europea abbia poi effettivamente confermato un effetto di stress ossidativo causato dal glifosato, dichiarando tuttavia questo dato non sufficiente, in quanto il solo stress ossidativo senza altre concause non può essere considerato un fattore di cancerogenicità di per sé.

Il dibattito pubblico già fortemente acceso sulla questione glifosato si è inasprito ancora di più con la pubblicazione di alcune email e documenti della ditta Monsanto. I cosiddetti «Monsanto Papers» sono stati rilevanti perché mostrano studi interni non pubblici riguardanti la tossicità del glifosato: parti di tali studi sono stati riportati esattamente identici sul report dell’EFSA. Questo ovviamente fa sorgere dubbi e sospetti sull’influenza che la Monsanto potrebbe aver avuto sull’autorità europea e sulla natura dei rapporti tra i due enti.

Il 9 novembre 2017, allo Standing Commitee on Plants, Animals, Food and Feed, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno votato sulla proposta per il rinnovo dell’approvazione del glifosato per altri 5 anni e l’esito è stato inconcludente. Successivamente, il 27 novembre 2017, una Commissione d’Appello ha stabilito per maggioranza (18 voti a favore e 9 contrari, tra cui l’Italia, e 1 astensione) il rinnovo dell’approvazione del glifosato fino al 2022.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares