Chi c’è dietro «Il Foglio»?

Durante l’anno 2017 sono stati beneficiari dei contributi alle imprese editrici di quotidiani e periodici, così sono chiamati i finanaziamenti pubblici ai quotidiani dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria, ben 46 testate giornalistiche, per un totale di 21.434.930€. Tra questi quotidiani troviamo anche «Il Foglio», giornale fondato da Giuliano Ferrara nel 1996.

Da 22 anni orsono diversi sono gli azionisti de «Il Foglio», vedendo susseguirsi tra di loro: nel 1996 Veronica Lario (seconda moglie di Berlusconi), che raggiunse una quota massima del 38%; dal 1997 Denis Verdini, già esponente di FI nel consiglio regionale toscano. Raggiunse una quota massima del 15%, diminuita nel 2015 al 2,52% in seguito agli scandali giudiziari, tra cui il sequestro da 12 milioni di euro compiuto dalla GdF alla società «Settemari» nel 2013.Successivamente, Verdini, nel 2017, sarà condannato in primo grado a 9 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici;dal 2015 un azionista più recente è Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia, il terzo gruppo bancario del paese. Nel 2011 il Tribunale di Parma lo condanna a 3 anni e 7 mesi per il crac di Parmalat; un altro grande azionista è Sergio Zuncheddu con il 15%, il quale «controlla alcuni tra i media più importanti della Sardegna, tra cui il quotidiano Unione Sarda, il più antico dell’isola». Anche costui non manca di indagini giudiziarie; come ultimo azionista si può citare, perché lo è tutt’ora come unico(da Dicembre 2016), la Musa Comunicazione, una delle società del Sorgente Group, il quale gestisce un totale di patrimoni immobiliari posseduti , gestiti e amministrati per 5 miliardi di euro.
A differenza degli azionisti i direttori sono stati solo 2, con il quasi monopolio di Giuliano Ferrara per 19 anni, dal 1996 al 2015. Giuliano Ferrara nell’89 viene assunto da Fininvest per condurre Radio Londra e a Giugno dello stesso anno viene eletto europarlamentare con il PSI. L’11 Maggio 1994 diviene Ministro nel primo Governo Berlusconi, mentre nel Luglio 2006 viene condannato in primo grado per diffamazione ai danni dei giornalisti de «L’Unità» e al risarcimento di 135.000€ per la seguente frase «No,no, non è un giornale libero. Credo che ll’unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida». Dal 2015, invece, il Direttore è Claudio Cerasa.

Nei giorni precedenti alla nascita dell’attuale Governo, il Governo del Cambiamento, «Il Foglio» intitolava i suoi articoli: il 11/5/2018 «Buone ragioni per disperare del Governo ributtante in arrivo»; il 14/5/2018 «Il Governo fantasma»; 15/5/2018 «Governo dello sfascio». Come mai questo attacco verso un Governo che non era ancora nato? Probabilmente per il semplice motivo che Lega e M5S vogliono tagliare i finanziamenti all’editoria, di cui «Il Foglio» ne è oggetto, avendo ricevuto dal 1996 al 2017 una somma pari a 53.089.328,23€, e ricevendo nel solo 2003 3.821.781,06€, la somma più alta mai ricevuta in un anno.
Questo quotidiano, secondo wikipedia, ha una tiratura di 47.000 copie nel solo 2015, a differenza del Fatto Quotidiano che nel 2017 ne ha avute 82.500. Bisognerà fare i complimenti al Direttore Travaglio per come il loro giornale riesce a mantenersi indenne all’interno del settore, nonostante il non aiuto pubblico? Anche sì.

Perché se da dicembre 2016 «Il Foglio» ha un buon azionista, con grandi risorse, ha ancora necessità di usufruire di finanziamenti pubblici? Perché il Ministro di competenza non ha indagato su chi faceva parte del Consiglio di amministrazione del giornale prima di erogare a questo quotidiano più di 53 milioni di euro? Una cosa è certa, se ci si mette ad indagare su un quotidiano di proprità di un altro ministro, che appariene al tuo stesso Consiglio dei Ministri, la giostra salta… E non solo per lui.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

3 pensieri riguardo “Chi c’è dietro «Il Foglio»?

  • agosto 29, 2018 in 2:08 pm
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    Qui abbiamo un ragazzino che cerca la sua strada. Caro Simone, cerca di trovare il tuo stile senza scimmiottare pateticamente gente come Travaglio e l’ex direttore Borsa. Sii autonomo, solo così (se c’è) esce il talento.
    Fare la lista della spesa ai politici è rischioso e difficile, vedi di imparare a farlo a modo tuo. Tra gli originali e la copia si preferiscono sempre gli originali.
    Un bacione

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  • agosto 30, 2018 in 4:48 pm
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    Fai schifo al cazzo. Smettila di imitare travaglio che è molto piú bravo di te

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  • ottobre 8, 2018 in 5:08 pm
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    Non so se essere più sconcertato o triste leggendo questo articolo. Non c’è una notizia, non c’è una novità, solo un racconto di cose (tutt’altro che scandalose) che tutti sanno da tempo.
    Mi ero abituato ai corsivi di Tito Borsa che, con uno stile personalissimo, riusciva a mostrare le contraddizioni della politica e/o della stampa. Questo pezzo mi sembra solo una patetica copia di quello che era un articolo del nostro (purtroppo) ex direttore. Nulla da aggiungere.

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