Mary Shelley, il film approda in Italia

Un anno dopo la sua uscita in Gran Bretagna, arriva in Italia «Mary Shelley – un amore immortale», dedicato all’autrice del celebre romanzo con protagonista il dottor Frankenstein. Il concetto di base è di mettere sulla scena il dietro le quinte della storia che ha ispirato ampiamente il genere horror. Chi era la giovanissima autrice, peraltro compagna di uno dei poeti del Romanticismo inglese più celebri? Come si conobbero e si influenzarono i due?

La vicenda, che oscilla fra tragicità, passione e follia, ci viene illustrata sullo schermo dagli attori Elle Fanning e Douglas Boot, quest’ultimo non nuovo al genere goth, vista l’esperienza (dimenticabile) sul set di Orgoglio, Pregiudizio e Zombie (2016).
Mary è presentata all’inizio del film sedicenne, piena di potenzialità, ma oscurata dalla fama dei genitori, all’epoca famosi scrittori. La sua quotidianità appare monotona fino all’incontro fortuito con Percy Shelley durante una cena. Il giovane, noto per il suo stile di vita scandaloso, permeato dal culto del libero amore e dal disprezzo della religione, è il classico ribelle che fa girare la testa a tutte le ragazzine. E Mary è esattamente questo, una ragazzina piena di sogni e di ideali, ancora poco matura, come si vede dalla fuga improvvisata che intraprende con l’innamorato, seguita dalla sorellastra, desiderosa di un po’ di vita. Fugge da una famiglia esigente, sperando in una vita migliore, ma non è ciò che troverà. Shelley è un poeta, un artista, poco legato alla cose materiali… Tra cui soldi, che ben presto iniziano a mancare al trio.

Questa strana famiglia, senza una stabilità di dimora o di reddito, deve continuamente spostarsi, assillata dai creditori. Durante una fuga Mary perde la prima figlia, Clara, ancora in fasce.

Questo è l’inizio di un’apparente depressione, in cui si mischiano la rabbia per il compagno, esuberante e incapace di consolarla, il rimpianto delle proprie scelte e il fascino per l’occulto. I tentativi maldestri che Percy intraprende per distrarre l’amata dal suo torpore sono forse più distruttivi che altro, portandola a contatto con l’eccentrico lord Byron, ma un evento le fornisce l’ispirazione giusta. Assistendo a un esperimento sul galvanismo, nasce lo spunto per «Frankenstein or the modern Prometheus», il Prometeo moderno. La figura mitologica di questo titano simboleggia la ribellione verso il proprio creatore, il desiderio di una vita migliore. Tale è la creatura dello scienzato: orribile e deforme, destinata a una solitudine che non vuole accettare, decide di ribellarsi all’uomo che le ha dato la vita, per poi abbandonarla.
Qui il film presenta la sua interpretazione, dipengendo il romanzo come metafora dell’anima di Mary, plasmata dal compagno in modo sbagliato e condannata al disprezzo degli altri per colpa sua, respinta da lui stesso quando sente il bisogno della sua vicinanza. Varie sono le voci su una voluta espressione del proprio disagio da parte dell’autrice, più o meno accreditate.

Ben contestualizzato è invece lo spunto critico che emerge nelle parole di Mary quando è alla ricerca di un editore: il poeta libertino viene osannato, ma la sua contorparte femminile viene vista con sospetto nella società del tempo. Al di là delle riflessioni, il film resta scorrevole e coinvolgente, specie per una materia finora poco esplorata. Non manca un’atmosfera malinconica, nella compartecipazione al dolore e alle speranze della coppia di artisti. È un amore travagliato, sofferente, ma proprio per questo indimenticabile.

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