Cambiamenti climatici: come si adattano gli esseri viventi

Il surriscaldamento globale è ormai un fatto universalmente accettato. La NASA riporta che dal 1880 al 2016 c’è stato globalmente un aumento delle temperature terresti superficiali di quasi 1 grado Celsius e questo sta modificando le condizioni ambientali in cui gli esseri viventi vivono.
L’evoluzione ha selezionato gli odierni organismi in relazione alla situazione e alla zona in cui essi
vivevano e sono sopravvissuti quelli con le caratteristiche più vantaggiose, poiché sono riusciti a riprodursi e portare avanti la specie, tramandando il loro DNA. Al momento ovviamente le forze evolutive sono ancora in atto, quindi un cambiamento radicale del clima sta iniziando a portare verso nuove trasformazioni che permettano agli esseri viventi di sopravvivere nell’attuale ambiente, adattandosi alle mutate condizioni. Essendo i tempi della selezione naturale molto lunghi, chiaramente non vi sono ancora drastici cambiamenti negli organismi, tuttavia alcuni studi hanno riscontrato i primi dati a proposito.

Una delle più rilevanti ricerche, condotte dallo studioso Dirk Zeuss («Global warming favours lightcoloured insects in Europe», 2014, in «Nature Communications») ha monitorato il colore del corpo e dell’area dorsale delle ali di 366 specie di farfalle e del corpo di 107 specie di libellule. È stato ipotizzato che il colore sia una reazione all’habitat e dunque che la variazione climatica possa provocare un cambiamento nella distribuzione delle tonalità degli insetti: sono stati confrontati i dati riguardanti la distribuzione dei colori precedenti al 1988 con quelli attuali ed è risultato un evidente shift verso sfumature più chiare.
Gli studiosi hanno quindi concluso che ci si può aspettare uno spostamento delle distribuzioni degli insetti scuri, che andranno verso regioni più fredde e probabilmente scompariranno totalmente dalle aree più surriscaldate. Lo svantaggio di avere tonalità più scure è dovuto al fatto che tali colori assorbono maggiormente le radiazioni solari e provocano un surriscaldamento dell’organismo; al contrario, toni più chiari riflettono la luce solare e quindi gli insetti riescono a sopravvivere meglio a temperature più alte, poiché non assorbono molto calore, ma al contrario tendono a riflettere la radiazione mantenendosi a una temperatura accettabile per l’organismo.

Inoltre, anche la massa e la dimensione degli esseri viventi è influenzata dalla temperatura in cui essi vivono e, in particolare, è stato dimostrato che un organismo di dimensioni più piccole è favorito a in climi più caldi. Si pensa infatti che la temperatura influenzi sia il metabolismo basale (cioè l’energia usata da un organismo per sopravvivere a riposo) sia la massa dell’organismo: più c’è calore, infatti, maggiormente sono favorite le reazioni metaboliche e quindi il metabolismo sarà più veloce.
Uno studio di Nicolas Caruso («Widespread rapid reductions in body size of adult salamanders in response to climate change», 2014, in «Global Change Biology») ha osservato le dimensioni di più di 9000 esemplari di salamandre (Plethodon): confrontando le misurazioni attuali con quelle fatte 55 anni fa, risulta chiaro che c’è stata una diminuzione dell’8% della dimensione di tali animali. In particolare, la riduzione di volume si è verificata maggiormente nelle regioni meridionali, dove è stato rilevato un maggiore effetto della siccità e del surriscaldamento.

L’habitat naturale di numerose specie sta variando molto velocemente e in modo particolarmente significativo, quindi gli organismi hanno come uniche opzioni l’adattamento evolutivo oppure il rischio di estinzione.
È decisamente importante conoscere i processi in atto al momento e riuscire a fare previsioni accurate di come le specie viventi reagiranno e saranno selezionate dalle inevitabili pressioni evolutive: ciò serve a essere più consapevoli del ruolo che avrà l’uomo in questi nuovi scenari ambientali, nel caso in cui l’aumento delle temperature proceda come ha fatto finora.

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