Ecco il documento Savona: inizia la partita con l’UE

Il confronto tra il governo italiano e le istituzioni europee sta entrando nel vivo. A farcelo comprendere non sono solo le frecciatine di Draghi e Moscovici, ma soprattutto il documento ufficiale inviato dal ministro agli affari UE Paolo Savona alle istituzioni comunitarie, contenente una riforma organica della Costruzione Europea. Il documento è pubblicato nel sito ufficiale: “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”.

L’analisi di questo documento, dev’essere necessariamente collegata a una conoscenza delle posizioni di Paolo Savona precedenti rispetto alla sua investitura ministeriale perché, solo in questo modo, si possono unire i puntini in maniera analitica. Savona si veste di un europeismo cooperativo, ponendo sul tavolo le riforme necessarie per correggere l’attuale fallacia. I punti di correzione riguardano: l’architettura istituzionale della politica monetaria, fiscale, nonché le regole di competizione collegate agli aiuti di Stato.

Savona porta di fatto avanti una relazione illustrata nei particolari in occasione del convegno di Scenari Economici del 2015, dove si parlò del piano B per l’Italia. Abbiamo a disposizione il video.


Proprio come nel 2015, Savona pone all’attenzione la necessità di scorporare gli investimenti statali dal calcolo del rapporto deficit/PIL, mettendo ben in chiaro che su questo piano «Non è necessaria una modifica del trattato, ma una più attenta interpretazione di Maastricht».

Savona prende l’articolo 3 del TUE (già trattato qui), chiedendo un’interpretazione differente, che dia spazio a una politica fiscale che conduca verso la crescita dell’occupazione e del reddito, migliorando il benessere sociale, rispetto all’attuale appiattimento sull’inderogabile obiettivo della stabilità dei prezzi.

Un altro punto fondamentale, è la funzione della BCE. Su questo piano, si chiede la modifica della sua politica, obbligandola a diventare prestatrice di ultima istanza, come le banche centrali degli Stati nazionali. Nel documento, si ricorda che «La BCE è vincolata dalla proibizione base monetaria attraverso il canale del Tesoro».

Sempre in collegamento a tale funzione, si ricorda che non ci sarà mai un mercato comune competitivo sullo stesso piano, fino a quando si avranno differenziali sul costo del denaro che escludono le semplici inefficienze, sconfinando nell’«essere Stato membro la cui denominazione del debito sovrano non è nella moneta che esso crea […] esponendolo al rischio sovrano». Un rischio sovrano che deriva dal dover reperire sul mercato le risorse per rifinanziare il debito in scadenza.

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Savona ribalta la politica liberista, ponendo l’attenzione su una politica incentrata sulla domanda, che abbia il suo strumento principale «negli investimenti infrastrutturali». Ma qui si va ben oltre, specificando che, qualora l’UE non fosse in grado di ribaltare questo paradigma «debbono farlo tempestivamente i paesi membri».

Attenzione anche ai paesi in surplus commerciale pesante, come Olanda e Germania, che incrinano la stabilità dell’Euro se non vincolati all’«espansione della domanda interna, in deroga ove necessario ai vincoli fiscali».

Dato questo contenuto, riportandoci all’analisi del 2015, riscopriamo le parole di Savona: «Dobbiamo combattere innanzitutto per trovare un governo che lo proponga, e che a un certo punto si faccia dire eventualmente no, avendo in tasca il piano B […]. Il governo che pone questi punti si mette già in una condizione di legittimare la richiesta di un piano B ben fatto». E Rinaldi, ex allievo molto vicino a Savona, butta lì una battuta su Twitter.

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È proprio così. Si chiede il confronto di un gruppo di esperti che dovrebbero produrre un lavoro da sottoporre al Consiglio Europeo di dicembre, alla ricerca apparente di una correzione delle problematiche esistenti nella costruzione UE, ma, in realtà, di quel NEIN scontato della Germania, che non ha alcun interesse a sanare queste storture. A quel punto, le elezioni europee avrebbero un sapore referendario.

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