Verona, sull’aborto si torna indietro di quarant’anni

La città di Verona ha deciso di ritornare indietro di quarant’anni e lo ha fatto con una mozione (approvata nella notte del 4 ottobre) che è uno schiaffo a tutti i principi che stavano alla base della cosiddetta  legge 194, ovvero quella che legalizzava la pratica dell’aborto in Italia e garantiva uno dei diritti fondamentali della donna come essere umano, cioè quello di disposizione del proprio corpo.

La mozione, firmata dal consigliere leghista Zelger e sottoscritta dal Sindaco Federico Sboarina, dichiara Verona «città a favore della vita» e prevede tra l’altro l’assegnazione di fondi comunali ad associazioni private e cattoliche che da anni si adoperano sul territorio per la lotta all’aborto.

Questa decisione ha causato numerose reazioni nel mondo politico, tra le quali le più significative si colgono in area democratica, dato che uno dei voti favorevoli è stato di una consigliera appartenente al Partito Democratico.
Barbara Pollastrini, vicepresidente del P.D., ha infatti dichiarato: «L’approvazione della mozione da parte del Consiglio comunale di Verona rappresenta un simbolico e concreto grave passo indietro rispetto a una legge seria e importante come la 194.
Purtroppo a favore della proposta leghista si è espressa anche la capogruppo del Pd e io penso che dovrebbe chiedere scusa». Ulteriori critiche alla mozione sono state espresse anche dagli altri partiti, tra i quali il Movimento 5 Stelle.

La decisione del Consiglio Comunale di Verona ha certamente connotati simbolici più che politici o amministrativi, ma certo non si può ignorare che la legge 194 sia baluardo irrinunciabile a favore dell’autoderminazione delle donne e che, come tale, vada difesa.
Ecco perché occorrerebbe ricordare all’amministrazione della città scaligera che la Legge 194 del 1978 è prima di tutto una norma in grado di fare veramente la differenza tra la vita e la morte, in grado di impedire che gli aborti vengano effettuati in clandestinità, in condizioni igieniche spesso e volentieri inadeguate che possono comportare il decesso della madre.

Oggi è difficile riuscire a percepire l’effettiva rivoluzione derivata da questa legge, ma basterebbe ricordare che 47.000 donne nel mondo sono morte di aborto clandestino nel 2017 e oltre 8 milioni ne hanno subito complicazioni gravissime.
Solo in Italia, nel pre-1978, i dati ufficiali raccontano di un minimo di 11.000 decessi l’anno.
Numeri impressionanti sui quali non ci si può permettere di scherzare ed è bene che sia a Verona, sia nel resto della penisola, non lo si scordi mai.

Sarebbe interessante sentire una dichiarazione da parte del Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana.

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