Salvate il soldato Christian Raimo!

«Sgomberi, espulsioni, deportazioni, ghetti per i bambini, negazione della libertà di scelta. Non c’è una sola realtà democratica e solidale che in Italia in questo momento non sia sotto attacco». Sono parole di un antifascista durante il Ventennio? Certo che no, è un post su Facebook dello scrittore, assessore municipale a Roma e attivista di Potere al Popolo Christian Raimo, datato 13 ottobre 2018. Un post che prosegue: «Riace, Lodi, Verona: è una mappa nera che si allarga. Non c’è un solo articolo costituzionale che ogni giorno non venga violentato dall’affannata bulimia di un governo di pusillanimi maschi impotenti che gonfiano il petto con i miasmi della viltà, l’arbitrio, l’arroganza. L’opposizione, la lotta a questo fascismo, talmente evidente da essere puerilmente didascalico nelle sue manifestazioni, può essere solo totale e durissima. Qualunque altra forma, dialettica, comprensiva, è solo complicità, irresponsabile quando non colpevole».

Se vedete una tastiera di un computer che batte da sola non temete: non si vede ma è Christian Raimo, che intende fare opposizione definendo «pusillanimi maschi impotenti» i membri del governo Conte e unisce i poteri dell’esecutivo ai domiciliari (ora divieto di dimora in paese) al sindaco di Riace Domenico Lucano, all’esclusione (di fatto ma non de iure) dei bambini stranieri dalle agevolazioni per la mensa della scuola a Lodi e all’iniziativa di Verona città «a favore della vita» e contro l’aborto, con una mozione votata anche dalla capogruppo del Pd locale Carla Padovani.
Avvisate il compagno Raimo che (grazie al Cielo) i poteri di questo governo non sono illimitati e che, per quanto ovviamente l’opposizione sia sacrosanta e vitale, non bisogna mandare tutto in caciara. Anche se sono discorsi difficili da spiegare a uno che alcuni mesi fa aveva definito il direttore del Fatto Marco Travaglio un «problema politico» e aveva paragonato al gerarca nazista Adolf Eichmann il ministro delle gaffe Danilo Toninelli.

Raimo, con la consueta eleganza da scaricatore di porto (che lo rende adatto al tifo politico), il 19 giugno su Minima&Moralia sentenziava che «in Salvini c’è puro istinto di morte», ma anche di «annichilimento» e di «paranoia», ma «se se lo si guarda con un po’ di distacco, è solo un ragazzotto che cerca di fare il bullo fuori tempo massimo, che non ha ancora scavallato la fase anale, e s’immagina che può con la sua merda rovinare tutto il mondo. Ma è solo la sua merda». Un lessico adatto al Kant precritico.

Nel post citato qui sopra, però, Raimo va oltre: collegando il nuovo esecutivo agli allora domiciliari per Lucano, dimostra di ignorare che le problematiche del «modello Riace» non sono una novità del governo gialloverde, ma sono saltate fuori due anni fa, con Matteo Renzi premier e Angelino Alfano ministro dell’Interno. Fu allora che degli ispettori analizzarono la situazione a Riace, riportando che «gli aspetti positivi non giustificano previsioni derogatorie alla normativa ordinaria» e che «sono emerse situazioni fortemente critiche», ossia – per esempio – rendicontazioni imprecise o mancanti. Tanto che si segnalava: «Le pecche del sistema denotano la necessità di attuare immediati mezzi correttivi».

La politica rimane sempre la stessa, fatta da signori che non avrebbero mai saputo dell’esistenza del cervello, se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirlo loro fritto al ristorante, ma gente come Raimo è uguale e contraria a quelli che critica. D’altronde che cosa ci si potrebbe aspettare da un simpatizzante di «Potere al Popolo», movimento che ha la stessa nomenclatura tautologica di un ipotetico partito «Freddo al ghiaccio» o «Caldo alla lava». Avvisate i compagni che siamo in Italia nel 2018 e da qualche tempo viviamo in democrazia e il potere è già al popolo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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