Italia 5 Stelle: Grillo, il debito e l’ordoliberismo

Sabato e domenica scorsi, al Circo Massimo di Roma, si è svolto il raduno annuale degli attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 stelle. A tenere banco, come ogni edizione, l’esuberante monologo del garante del Movimento, Beppe Grillo. «L’Elevato» ha toccato tre punti fondamentali nel suo discorso, che val la pena sottolineare nel nostro percorso in questo blog, che ha sempre visto al centro dell’esposizione l’economia e la politica.

L’enunciazione principale di Grillo, che suona come richiesta al popolo a 5 Stelle, è stata la seguente: «Questo Movimento è nato da un buffone. E’ necessario che voi capiate di non prendervi mai sul serio in modo totale. Un filo d’ironia è il sale della vita. Dove non c’è ironia, non c’è umanità».

 

Nel suo lungo intervento, come solo un comunicatore senza eguali sa fare, Grillo ha trovato con estrema facilità il modo di trasmettere il succo della dottrina economica e sociale che incatena le nostre vite: l’ordoliberismo tedesco. L’ha fatto trovando nella lingua tedesca il punto di contatto tra l’incompatibilità di due visioni rispetto al tema del debito, dell’austerità, del pareggio di bilancio. Egli ha ben sottolineato come in tedesco, il vocabolo «debito» (Schuld), abbia la funzione di esprimere due significati distinti: debito e colpa. Trovato il punto di connessione, ha creato un solco incolmabile tra due culture che non riescono a trovare un punto di visione comune a livello di politica economica. Inutile parlare di parametri, quando vi è una distanza culturale così marcata, espressa anche a livello linguistico. Nella Germania di Lutero, la ricchezza era una benedizione del Signore, mentre la povertà una punizione, una colpa. Mentre, nella nostra personale visione, il debito ha una funzione di rimessa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Aspetto che pare casuale, ma non lo è, vista la vicinanza del Codice di Camaldoli, di visione cattolica, con moltissimi nostri Padri Costituenti. Debiti che, come sottolinea Grillo, furono effettivamente rimessi ai tedeschi, alla fine della seconda guerra mondiale, a patto che le due Germanie non si riunificassero, aspetto poi decaduto, per ulteriore spirito di collaborazione dei partner europei, con la riunificazione del 3 ottobre 1990.

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Grillo non si è fermato e ha proseguito a tracciare l’attuale sistema di deflazione salariale: «Noi 10 ore, 3 lavori e sei povero. Ma che cazzo vuol dire questa roba? Vuol dire che il salario non ti garantisce più niente, neanche mangiare la pizza con tua moglie una volta alla settimana. È la tua vita, non il mercato, lo spread. È la tua vita. Ne hai una».

In questo passaggio, Grillo ha focalizzato perfettamente il sistema di deflazione salariale che sorregge le politiche dell’Unione Europea. Anche questo è teorizzato dall’ordoliberismo come «il controllo di tutte le aree in cui gli uomini devono credere e affannarsi». Un sistema che può essere sconfitto riprendendo in mano la Costituzione del 1948, che qui deve trovare un punto di caduta ideale con la visione di Grillo. Essa, infatti, ha come caposaldo la dignità umana nel lavoro, aspetto che Grillo avverte come pericolante per via dei processi produttivi in via di automazione. Per questo, cerca di spostare l’attenzione sulla libertà dal bisogno, garantito anche mediante una protezione reddituale all’individuo. Si tratta di una visione che dev’essere ben strutturata e inserita all’interno della nostra visione sui diritti sociali. Il legame tra reddito di cittadinanza e diritti sociali deve stringersi fortemente, pena il rischio di una ricaduta liberista di questo strumento sociale, che lo metterebbe come tetto soglia d’ingresso nel mondo del lavoro. Grillo mostra una visione alla Calamandrei, che nel suo «Discorso sulla Costituzione», disse: «Il problema della libertà individuale e il problema della giustizia sociale sono un problema solo, perché se non c’è libertà dal bisogno non ci può essere esercizio effettivo delle libertà politiche».

La visione personale di Grillo sul liberismo è perfettamente enunciata in questo video, dove consiglia la lettura de «La grande trasformazione», di Karl Polanyi, spiegando lo snodo storico, fallace, che fece emergere la dottrina liberista.

A dispetto di ciò che in molti esprimono, dall’approfondimento di questi temi condensati in meno di un’ora di monologo, escono fuori delle basi perfettamente visionarie del comico fondatore del Movimento. Ve lo scrive chi lo segue ormai da più di dodici anni.

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